BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

IL CASO/ Islamici nelle scuole dei preti? Un paradosso tutto cattolico

InfoPhotoInfoPhoto

No, esiste anche in Paesi come l’India, dove non dobbiamo dimenticare che moltissimi studenti musulmani frequentano le scuole cattoliche perché si sentono discriminati in quelle statali dove vige un punto di vista più consono alle maggioranze indù.

 

Etienne Michel ha proposto di tenere dei corsi sull’islam nelle scuole cattoliche, Lei è d’accordo?

 

Non trovo nessuna coerenza tra questa proposta e quanto detto finora. Il problema non è tanto organizzare dei corsi sull’islam, quanto piuttosto fare sì che il progetto educativo di una scuola sia aperto e appassionato al destino di qualsiasi studente, sia esso musulmano o di qualsiasi altra religione. Non esiste alcun nesso logico tra l’impegno a non discriminare gli studenti islamici e il fatto di promuovere la conoscenza dell’islam.

 

La notizia sulle scuole cattoliche frequentate dai musulmani è la dimostrazione del fallimento del modello della scuola laicista?

 

Non è un fallimento delle scuole dello Stato, che si reggono sul presupposto della diffusione capillare dei percorsi educativi, un’idea quindi del tutto condivisibile. Il problema è ben diverso. Nelle scuole di Stato non di rado ha finito per affermarsi una linea di natura ideologica che non è ascrivibile all’amministrazione, ma all’approccio che hanno molti insegnanti.

 

In che cosa consiste questo approccio?

 

Alcuni docenti anziché lavorare per fare della scuola pubblica un’istituzione che si apre alle ragioni di tutti, hanno come unico ideale una struttura che propaganda l’“ideologia del muro bianco”. Sono cioè convinti che si debba escludere ogni valore, in quanto non appena questo è presentato nelle scuole diventa una forma di violenza nei confronti della cultura degli altri. Il caso francese è quello in cui più che altrove si riflette quella contraddizione. Non a caso la presenza massiccia di studenti nelle scuole cattoliche non riguarda soltanto il Belgio, ma innanzitutto la Francia.

 

Le scuole statali hanno da imparare da quelle cattoliche?

 

Sì, perché nelle persone c’è una forte esigenza di avere valori che non solo siano condivisi, ma in grado di mobilitare il cuore delle persone. Del resto la riflessione su questo dato di fatto è un monito anche per le stesse scuole cattoliche.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.