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IL CASO/ Via il segno di croce da un asilo del Trentino? Il buon senso dice no

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E poi, per favore, ci fosse un musulmano, chi potremmo mai offendere, sono dieci figli nostri, le dita della mano del paese, quelle speranze preziose che terranno la valle in vita, la lingua in vita, la tradizione, appunto...

No, non basta questo.

Voi, così coraggiosi, non aggrappatevi alla tradizione, non difendetevi dietro lo scudo dei padri, che è forte sì ma mai abbastanza di fronte a certo laicismo relativista, che ritornerà alla carica, magari in nome del primo figlio di Maometto che abiterà libero la vostra bella valle. 

Libero, davvero libero.

Sottolineo libero. 

Perchè questa è questione di libertà, più che di tradizione.

Di Presenza, più che di minoranza. Di appartenenza.

I vostri padri vi hanno consegnato a Cristo. I vostri padri sono venuti in obbedienza a un Vescovo, hanno “fatto” la valle abitabile e la loro vita vivibile attraverso l’appartenenza alla fede cristiana, in nome di Dio. Le vostre madri vi hanno fatto battezzare nella chiesa del paese, ogni gruppo di case ha la sua chiesetta accovacciata, con i muri appoggiati intorno, come fosse una chioccia coi pulcini, come una pastora con le pecore. I vostri morti, i vostri santi, sono addormentati sotto lapidi sbilenche anch’esse sorrette dai fianchi della chiesa, i cimiteri sacrificati come orti.

Guardando a mezza valle dalla strada che la fende si possono contare i campanili, cinque, sei, sette, e ancora, come fossero le braccia alzate dei paesi: eccomi, sono qui, rispondo al tuo appello Signore, Signore non abbandonarmi, Signore proteggimi, amami.

Signore la mia terra ti appartiene.

La mia terra, la terra del mio cuore: Signore se io sono qui è perché Tu sei con me.

Se ho dei figli, ecco sono Tuoi, appartengono al tuo Amorevole sguardo, il pane quotidiano è frutto del mio lavoro ottenuto con le mani che Tu mi hai dato.

Questo è il pane della terra, insegnerò loro a ricevere anche il Tuo Pane, Signore mio Dio.

Signore mia Salvezza.

Per questo e solo per questo oserei dire dovete insegnare ai bambini a segnarsi. 

Fare il Segno di Croce è dire: sono Tuo. Chi mai potrebbe impedirci di farlo? Di affermarlo? Chi potrebbe toglierci questo gesto che è l’affermazione di ciò che un uomo vuole essere?

Togliercelo significherebbe impedirci di dire chi siamo, eliminare la nostra identità, la nostra essenza, dunque toglierci la libertà più importante e semplice: quella di esistere.

Ci fossero in classe nove bimbi di religioni diverse, a mio figlio vorrei fosse insegnato a fare il Segno di Croce, l’unico cristiano, ugualmente libero di esserlo e professarlo.

Chi è di Dio e sa di esserlo, chi è di Cristo e vuole esserlo, deve avere la libertà di farlo.

E la gioia di dirlo agli altri, di mostrarlo.

 


COMMENTI
02/11/2012 - Zucche...Crocifissi (LUISA TAVECCHIA)

Dalle zucche ai crocifissi!!! La differenza sta tutta qui. Chi vuol vedere e vuol capire lo faccia, altrimenti continuare a guardare la vita come una zucca vuota. Toglieranno i crocefissi, il presepe, l'ultima in una scuola di Trento dove vogliono proibire le preghiere e il segno della croce ai bimbi, i genitori hanno promosso una sommossa ..cosi si fa!!!! Beh! Noi ci teniamo la cappella Sistina, visto che ieri è stata la ricorrenza del n 500 anniversario e loro le zucche vuote. Non possiamo aver paura di zucche vuote! grazie sempre luisa