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CAMORRA/ Di Fiore (Il Mattino): Antonio Zagaria è in manette, ma resta la "guerra" culturale

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Per un certo periodo abbiamo avuto in azione il famoso "modello Caserta", quando ministro degli Interni era Maroni, che veniva una volta al mese alla prefettura di Caserta a fare il bilancio di questa attività, che era però essenzialmente repressiva. Il che significava una presenza visibile anche di militari sul territorio, intensificazioni delle azioni del commissario per i beni confiscati, ma è mancato il passo successivo. Ci sono ancora evidenti difficoltà ad avviare attività sui beni confiscati, per motivi economici e burocratici. C'è poi tutto un discorso di mentalità e di cultura.

 

Cosa intende con quest'ultima affermazione?

Fino a quando basterà l'influenza anche soltanto di un nome, questo farà effetto sulla gente anche se le persone in questione si trovano in carcere. È invece necessario pensare a provvedimenti positivi, che abbiano effetto nelle amministrazioni. Negli ultimi mesi sono stati arrestati anche amministratori locali. Paradossalmente la proposizione positiva è ancora più difficile della battaglia repressiva.

 

Manca una dimensione per così dire culturale?

Se si intensificano le indagini, se si fanno bene, se si concentra un certo numero di uomini si riescono ad ottenere risultati anche importanti. Ma c'è poi bisogno di una battaglia culturale, che deve essere fatta di esempi di classe dirigente, e da questo punto di vista siamo ancora in una situazione perdente. Stiamo parlando di situazioni di radicamento culturale negativo, quindi anche un problema della classe dirigente che negli anni passati ha dato esempi spesso negativi. Si è fatta terra bruciata intorno a chi si opponeva coraggiosamente cercando di fare discorsi alternativi. In quei territori anche le associazioni di volontariato e religiose, penso ai Padri comboniani, hanno avuto problemi. È un territorio molto particolare e difficile, con una concentrazione di immigrati elevatissima. C'è anche un discorso di integrazione più ampio, di risanamento, e purtroppo ci vorrebbe un massiccio impegno nel sociale, perché l'attività sociale influenza moltissimo le persone.



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