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Cronaca

WELFARE/ Vittadini: dal Governo un passo indietro

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Innanzitutto attraverso la valutazione. Come faccio infatti a dire se una cosa è efficace e efficiente oppure non lo è? Utilizzando dei misuratori sociali il più possibile condivisi, che mi permettano di uscire da una contrapposizione ideologica molto “hobbesiana”, che porta a pensare che tutto quello che non è controllato dallo Stato sia di per sé negativo o pericoloso. Valutando io posso capire chi cura meglio, chi educa meglio, chi assiste meglio, e in ultima analisi posso comprendere se e quanto queste azioni facciano il bene della società. Dobbiamo superare il semplice dibattito “giuridico”, che contrappone scuola pubblica e scuola privata, università pubblica e università privata, ospedale pubblico e ospedale privato e utilizzare la valutazione per capire, ex-post, chi fa meglio, a chi si può fare riferimento.

Se uno esce da quest’ottica ideologica si rende conto di come le cose siano molto diverse da come normalmente crediamo. Prendiamo il caso della Lombardia: la sanità lombarda viene normalmente considerata come il modello in cui prevale il privato, ma se andiamo a vedere i dati scopriamo che la Lombardia, tra le regioni italiane, è la settima per presenza di privati nel sistema sanitario. Eppure, insieme a Toscana ed Emilia (che tuttavia hanno scelto approcci diversi rispetto alla Lombardia), essa ha il livello qualitativo più alto del Paese, come dimostra anche il fatto che oltre il 10% dei pazienti curati in Lombardia non sono lombardi ma vengono da altre regioni. Questa qualità evidente esiste dunque non perché il sistema è stato dato in mano ai privati ma perché, grazie all’ingresso dei privati, la Regione è stata in grado di responsabilizzare anche il pubblico attraverso l’introduzione di criteri di valutazione uguali per tutti. Cambiare l’approccio del pubblico, sviluppando l’efficienza e l’efficacia delle sue prestazioni, rappresenta una sfida molto complessa, che appare superabile solo attraverso una valutazione continua.

Fino a dieci/quindici anni fa la valutazione era considerata qualcosa di utopistico, ma questa impostazione per fortuna è cambiata. Negli ultimi anni sono diversi i programmi avviati per iniziare quanto meno a capire come valutare alcuni settori critici. Ad esempio, attraverso una serie di indicatori che possono essere consultati sul sito della Age.Na.S., si è iniziato a valutare più nello specifico i risultati del SSN, in modo da individuare quali siano i sistemi regionali che funzionano meglio e quelli che funzionano peggio e, conseguentemente, agire per intervenire su quelli inefficienti. E’ una scelta interessante, perché mira a comprendere il grado di efficienza delle varie regioni in base alle prestazioni erogate, che può permettere di superare la classica antinomia regione ricca-regione povera. Se una regione, per esempio, ha un numero di parti cesarei particolarmente alto rispetto alle altre i casi sono due: o le donne portano avanti le gravidanze in maniera differente a seconda della regione in cui vivono, oppure c’è qualcuno che pratica in maniera eccessiva i parti cesarei (che permettono di ottenere maggiori rimborsi da parte del SSN rispetto a un parto naturale). Similmente a quelle attivate nel settore della sanità, sono state avviate esperienze di valutazione sia a livello scolastico (INVALSI) sia a livello universitario (ANVUR) che, nonostante alcuni limiti, credo abbiano imboccato la strada giusta per migliorare il sistema.

Nel volume viene spesso affermato che, oltre a una maggiore efficienza del settore pubblico, occorre che si sviluppi una maggiore consapevolezza da parte dei soggetti coinvolti nel sistema del welfare, in particolare una maggiore responsabilità e libertà degli utenti. Può spiegarci meglio cosa significa?


COMMENTI
20/11/2012 - UNA GENIALITA' ALL'OPERA (Gianni MEREGHETTI)

E' una genialità all'opera quella documentata dall'articolo del prof. Vittadini, una genialità che trova la sua forza dentro la realtà, in un rapporto a campo aperto con il reale che supera ogni angolatura ideologica. E così mentre le retroguardie di una società in subbuglio si soffermano su vecchi schemi ideologici e riportano il dibattito tra pubblico e privato come se il problema fosse promuovere lo stato contro ciò che fanno i privati, Vittadini fa una osservazione semplice, che la questione seria di una ripresa è non perdersi nel dibattito ideologico, ma individuare e valorizzare chi agisce con efficacia. Che cosa interessa? Che ci sia l'etichetta dello stato? O che un servizio sia di qualità? Che una scuola educhi, che un ospedale abbia dei reparti capaci di operare nel loro ambito? Bisogna che la gente-gente decida, se continuare a discutere su pubblico o privato, oppure se finalmente fare il salto sulla nave veloce della modernità, quella che non sta a guardare chi presta un servizio ma se lo fa in modo efficace e con una prestazione di qualità. E' tempo di guardare alla realtà!