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Cronaca

WELFARE/ Vittadini: dal Governo un passo indietro

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Innanzitutto bisogna capire che l’educazione dell’utente è il fattore non meccanico attraverso cui può nascere un sistema sussidiario. Dal punto di vista dell’operatore sociale, come detto, è necessario un sistema di valutazione condiviso che permetta di non partire da postulati ma dalla realtà, ma nello stesso tempo c’è bisogno di un lavoro che coinvolga anche gli utenti. 

L’abbandono scolastico, ad esempio, può essere preso come indicatore dell’inefficienza del sistema dell’istruzione. Se scopro che nelle scuole c’è l’incapacità di garantire il completamento del ciclo di studi mi devo domandare se questa dipende da una mancanza di risorse – cosa che io non credo, perché non è nella scuola secondaria che mancano i fondi ma nel sistema universitario – oppure se ci sono altri fattori che determinano questo esito, e se ci sono delle soluzioni nuove che si possono applicare per risolvere il problema. In questo senso è interessante il caso delle charter schools americane. Negli Stati Uniti il dibattito tra pubblico e privato, sotto certi aspetti, è quasi più duro di quello italiano – esistono infatti tanti casi di istituti privati che a fronte di rette consistenti promuovo chiunque e comunque - ma lì hanno avuto il coraggio di rischiare per superare i problemi dell’efficienza. Come? Dando la possibilità ai genitori di gestire le scuole pubbliche. La scuola resta bene pubblico, ma viene presa in considerazione la possibilità di coinvolgere altri attori nella sua gestione, per migliorare l’efficacia e l’efficienza dei servizi offerti. Perché negli Stati Uniti si è scelto di agire in questa maniera? Prima di tutto per il rispetto della libertà d’iniziativa, e poi perché si sono resi conto che coinvolgendo determinati attori nella gestione di un bene pubblico si sono ottenuti risultati migliori. Chi più di un genitore desidera che la scuola sia il più possibile adeguata alle esigenze dei propri figli? E’ una scelta interessante, perché la strutturazione del sistema non viene impostata sulla base di un sistema teorico ma sulla base dei risultati ottenuti laddove tale sistema è stato applicato. E sono tanti gli Stati americani che, al di là dell’orientamento politico dell’amministrazione che li governa, si stanno organizzando per replicare questo tipo di esperimento.

Insieme alla valutazione bisognerebbe dunque sviluppare la possibilità dell’utente, dove fattibile, di partecipare alla creazione del servizio, e in ogni caso garantire una maggiore libertà di scelta. Innanzitutto si dovrebbe avere la consapevolezza che il servizio che l’utente è chiamato a scegliere ha la particolarità di essere un experience good. Quando vai a comprare un’automobile ti trovi di fronte un bene (search good) che, ex-ante, puoi valutare in base al rapporto qualità-prezzo: conosci il bene prima di goderne e hai la possibilità di capire se questo fa o no al caso tuo. Tutti i servizi alla persona, e quindi anche la maggior parte dei servizi di pubblica utilità, sono invece servizi di cui tu non puoi conoscere la qualità prima dell’erogazione. Gli esiti di un’operazione chirurgica, di una lezione universitaria, di un’esibizione teatrale non sono certi se non dopo che queste hanno avuto luogo. L’operazione può essere eseguita dal miglior chirurgo, la lezione dal professore più competente, la recita dall’attore più bravo, ma la certezza che l’esito sia positivo non esiste, perché i fattori in gioco nel corso della loro esecuzione sono molteplici, e soprattutto sono frutto di diverse interazioni non facilmente identificabili. Gli experience goods portano con sé la questione dell’asimmetria informativa, che risulta fondamentale limitare per garantire al massimo la libertà di scelta. L’utente può essere veramente libero di scegliere solo nel momento in cui acquisisce conoscenza dei diversi fattori che caratterizzano il mercato in cui è inserito e gli attori che vi operano.

In sanità, ad esempio, come si supera il problema dell’asimmetria informativa? Presentando al cittadino il maggior numero possibile di informazioni prima della scelta. In Lombardia con che criterio i cittadini scelgono l’ospedale dove andare a farsi curare? Nell’80% dei casi gli utenti si recano in ospedali situati entro 20 chilometri dal luogo in cui risiedono, privilegiando dunque la comodità. Nel restante 20%, invece, la scelta è determinata dalla qualità. Specialmente per problemi inquadrabili nel settore della cardiologia, dell’oncologia e dell’ortopedia i cittadini vogliono poter scegliere, perché in questi casi la volontà di essere curati al meglio vince su qualsiasi altro fattore. L’utente, per certi tipi di servizi, vuole avere la possibilità di decidere per il meglio, e quindi vuole sapere dove si trova il primario più bravo, la struttura più efficiente o le tecnologie migliori, e recarsi in quei luoghi per essere curati. La gente, se ha un interesse, si informa, sceglie ed è anche disposta ad andar lontano. Oggi come sono trasmesse principalmente queste informazioni? Attraverso il “sistema della finestra” ovvero lo scambio di informazioni tra gli utenti. Uno sceglie di farsi operare in un ospedale piuttosto che in un altro perché il vicino, l’amico o il parente gli consiglia di fare in questa maniera. Questa è sicuramente una cosa buona, ma serve un sistema che possa permettere di compiere queste scelte anche senza il passaparola. Anche in questo caso un sistema di valutazione efficiente è l’antidoto al problema dell’asimmetria informativa, a cui però deve essere affiancata la capacità dell’utente di capire perché certe risposte al bisogno possono essere migliori di altre. Il sistema della “dote formazione” lombarda, ad esempio, ha permesso di indirizzare la domanda verso l’offerta più qualificata per rispondere alle sue esigenze. Il soggetto pubblico identifica gli enti, li valuta e li accredita, e così fornisce all’utente la possibilità di scegliere in modo intelligente la strada che meglio risponde alle sue caratteristiche e capacità. La valutazione, anche in questo caso, diventa un punto di forza per l’utente, che è anche accompagnato nella scelta dell’opzione migliore.

Oggi abbiamo una quantità di dati tali da poter creare sistemi di valutazione molto precisi, che potrebbero permettere di superare molte problematiche in tanti campi in cui vengono forniti servizi alla persona. Da un lato, quindi, il settore pubblico è chiamato a creare le condizioni affinché si strutturi un sistema informativo adeguato, ma dall’altro anche gli utenti devono porsi nell’ottica di saper leggere i dati a loro disposizione, in modo da affrontare la scelta in maniera responsabile e coerente con le proprie esigenze.

Ma come è possibile realizzare una simile educazione dell’utente?


COMMENTI
20/11/2012 - UNA GENIALITA' ALL'OPERA (Gianni MEREGHETTI)

E' una genialità all'opera quella documentata dall'articolo del prof. Vittadini, una genialità che trova la sua forza dentro la realtà, in un rapporto a campo aperto con il reale che supera ogni angolatura ideologica. E così mentre le retroguardie di una società in subbuglio si soffermano su vecchi schemi ideologici e riportano il dibattito tra pubblico e privato come se il problema fosse promuovere lo stato contro ciò che fanno i privati, Vittadini fa una osservazione semplice, che la questione seria di una ripresa è non perdersi nel dibattito ideologico, ma individuare e valorizzare chi agisce con efficacia. Che cosa interessa? Che ci sia l'etichetta dello stato? O che un servizio sia di qualità? Che una scuola educhi, che un ospedale abbia dei reparti capaci di operare nel loro ambito? Bisogna che la gente-gente decida, se continuare a discutere su pubblico o privato, oppure se finalmente fare il salto sulla nave veloce della modernità, quella che non sta a guardare chi presta un servizio ma se lo fa in modo efficace e con una prestazione di qualità. E' tempo di guardare alla realtà!