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WELFARE/ Vittadini: dal Governo un passo indietro

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Bisogna fare una premessa: io sono contro qualsiasi “a-priori” e quindi sono contro anche al “a-priori della sussidiarietà”. Evidentemente esistono sia settori in cui determinati bisogni possono essere meglio superati con un maggior grado di sussidiarietà sia settori in cui, invece, la sussidiarietà non è necessaria. Non bisogna essere ideologici, ma essere in grado di valutare le circostanze senza preconcetti. Secondo me, come ho detto anche in precedenza, prima di tutto bisogna stare attenti al soggetto senza avere la pretesa di generalizzare tutte le situazioni in base ad un unico paradigma, che può essere anche quello della sussidiarietà. E’ infatti partendo dai soggetti operanti in un determinato contesto che si può capire quale sia il miglior approccio da utilizzare.
Le faccio un esempio: l’assessore alle politiche sociali di un grande comune, per esempio Milano, potrebbe decidere di riformare da zero il sistema dei servizi socio-sanitari della città per farlo funzionare meglio. Sarebbe senza senso avviare un’azione del genere senza tenere conto dei soggetti che operano su tale territorio. Non sarebbe infatti intelligente operare una riforma del sistema senza tener conto, ad esempio, della presenza dell’Istituto Don Gnocchi, che è una delle realtà più importanti che opera sul territorio milanese nel campo dei servizi socio-sanitari e socio-assistenziali.

Un altro esempio può essere quello relativo alle Fondazioni di origine bancaria. Nel 2003 ci fu il tentativo, condiviso da partiti appartenenti a schieramenti diversi, di far tornare questi soggetti sotto il controllo del pubblico. Dopo una lunghissima trafila la Corte Costituzionale sancì che le fondazioni, pur essendo realtà private, fornivano un servizio pubblico tale per cui non vi era necessità di operare una scelta che le portasse ad essere maggiormente controllate dallo Stato. Adesso, forse, siamo arrivati all’estremo opposto, in cui le fondazioni bancarie si considerano talmente private da essere diventate le proprietarie delle banche, ma con quella sentenza la Corte sottolineò un fattore importante che i partiti volevano ignorare per far prevalere una certa impostazione ideologica. Quando si impostano le misure sociali non si può prescindere da un soggetto come le Fondazioni di origine bancaria, e il fatto che esistano realtà del genere deve essere preso in considerazione prima di impostare qualsiasi modello teorico.

In sintesi, non si possono governare i settori prescindendo dagli attori che vi operano. Si deve valutare settore per settore, senza partire o dal preconcetto che più privato per forza porti vantaggi o al contrario dall’idea che solo il pubblico risponde pienamente alle esigenze della popolazione. In quest’ottica, ovviamente, si inserisce anche il tema del secondo welfare. Finora abbiamo fondamentalmente discusso di servizi finanziati dal pubblico, che attraverso diverse modalità possono, al massimo, trovare il modo di migliorare la qualità della propria offerta. Ma esistono strade, alternative a questo tipo di intervento, che implicano la partecipazione di soggetti privati alla creazione di sistemi di protezione che si affianchino a quelli garantiti dal settore pubblico. Nella nostra tradizione sono tanti gli esempi di imprese, al di là del noto caso della Olivetti, che hanno risposto con proprie risorse ai bisogni dei propri lavoratori. L’idea di contraddizione tra Stato e Privato è stata superata nei fatti da tante esperienze che hanno guardato alla realtà. Anche se i preconcetti ideologici sono ancora forti in tanti settori, come dimostrano molti casi concreti la collaborazione tra pubblico e privato, sia profit che non profit, c’è ed è possibile.

Tuttavia per funzionare davvero il secondo welfare, a mio parere, dovrà sempre tener conto di due elementi fondamentali: intelligenza e sensibilità. Soprattutto se si parla di aziende che decidono di investire in welfare il fattore dell’intelligenza risulta fondamentale. Cosa infatti è più ragionevole? Sfruttare al massimo la forza lavoro che si ha a disposizione o considerare le risorse umane come una ulteriore possibilità di sviluppo dell’impresa? E, allo stesso tempo, è più interessante guardare al dipendente come un fattore da inserire nella formula della produttività o come un uomo con delle esigenze, dei desideri e delle aspettative? E’ solo tenendo insieme questi due aspetti, come dimostrano tanti esempi presenti nel Paese, che è possibile cambiare il sistema e andare oltre le contrapposizioni ideologiche ancora presenti.

Il governo Monti negli ultimi mesi ha varato misure che paiono andare contro alcuni degli attori che il welfare sussidiario considera fondamentali. In particolare penso alle famiglie che, se non osteggiate, mi sembrano quanto meno ignorate dall’attuale esecutivo, e penso alle organizzazioni del terzo settore, che invece di essere valorizzate vengono piuttosto penalizzate, soprattutto dal punto di vista fiscale. Cosa ne pensa?

 


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COMMENTI
20/11/2012 - UNA GENIALITA' ALL'OPERA (Gianni MEREGHETTI)

E' una genialità all'opera quella documentata dall'articolo del prof. Vittadini, una genialità che trova la sua forza dentro la realtà, in un rapporto a campo aperto con il reale che supera ogni angolatura ideologica. E così mentre le retroguardie di una società in subbuglio si soffermano su vecchi schemi ideologici e riportano il dibattito tra pubblico e privato come se il problema fosse promuovere lo stato contro ciò che fanno i privati, Vittadini fa una osservazione semplice, che la questione seria di una ripresa è non perdersi nel dibattito ideologico, ma individuare e valorizzare chi agisce con efficacia. Che cosa interessa? Che ci sia l'etichetta dello stato? O che un servizio sia di qualità? Che una scuola educhi, che un ospedale abbia dei reparti capaci di operare nel loro ambito? Bisogna che la gente-gente decida, se continuare a discutere su pubblico o privato, oppure se finalmente fare il salto sulla nave veloce della modernità, quella che non sta a guardare chi presta un servizio ma se lo fa in modo efficace e con una prestazione di qualità. E' tempo di guardare alla realtà!