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WELFARE/ Vittadini: dal Governo un passo indietro

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Sicuramente il governo con queste misure sta facendo un passo indietro, soprattutto dal punto di vista culturale, poiché i soggetti che potrebbero contribuire attivamente allo sviluppo della società e del sistema di welfare non sono assolutamente considerati tali. 
E’ una miopia non solo culturale, ma anche economica. In Francia, ad esempio, si è deciso di sostenere la famiglia non per soddisfare esigenze di ordine morale o sostenere una certa visione di famiglia, ma per favorire la crescita della domanda interna del Paese. Da noi questa cosa non si fa, perché si pensa ancora che sostenere la famiglia voglia dire cedere alle richieste provenienti da una certa parte della società per andare contro quelle provenienti da altre, e infatti i consumi interni sono in picchiata e il gettito fiscale è in diminuzione. C’è un’ideologia soprattutto economica che deve essere superata. Se guardassimo di più alle realtà presenti ci renderemmo conto di come certi soggetti si muovono positivamente su fronti in cui lo Stato non è in grado di agire con la stessa efficienza. Se facessimo così ci renderemmo conto dell’importanza non solo della famiglia, ma anche di tutte quelle realtà che operano per il bene comune nell’ambito del terzo settore e dell’associazionismo. Non riusciamo a far questo, a entrare nella realtà, perché sommersi dai dibattiti e non dalle evidenze.

All’inizio dell’intervista abbiamo parlato del Regno Unito. Le chiedo dunque un giudizio sull’evoluzione recente del progetto Big Society, che sicuramente ha rappresentato un laboratorio importante per lo sviluppo di politiche maggiormente sussidiarie ma che da alcuni mesi appare bloccato.

Il progetto di Cameron è sicuramente basato su principi molto interessanti ma, dopo un periodo iniziale apparentemente positivo, mi sembra che stiamo sostanzialmente assistendo al naufragio della Big Society. Hanno ragione i laburisti inglesi: il governo britannico parla di rinnovamento, ma in realtà si sta limitando a operare molti tagli che poco hanno a che fare coi principi originali del progetto. C’è da dire che i meccanismi di controllo della spesa che pian piano si stanno provando ad applicare appaiono validi, e bisognerebbe studiarne meglio l’applicazione, ma al di là di questi elementi di novità nella valutazione della destinazione delle risorse lo schema ideale mi sembra ormai assopito. In certi campi, come ad esempio quello delle comunità locali, si prova ancora a far qualcosa, ma per il resto mi sembra ci sia un grande punto di domanda che difficilmente potrà essere eliminato.

 

Lorenzo Bandera (@lorenzobandera)

 

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COMMENTI
20/11/2012 - UNA GENIALITA' ALL'OPERA (Gianni MEREGHETTI)

E' una genialità all'opera quella documentata dall'articolo del prof. Vittadini, una genialità che trova la sua forza dentro la realtà, in un rapporto a campo aperto con il reale che supera ogni angolatura ideologica. E così mentre le retroguardie di una società in subbuglio si soffermano su vecchi schemi ideologici e riportano il dibattito tra pubblico e privato come se il problema fosse promuovere lo stato contro ciò che fanno i privati, Vittadini fa una osservazione semplice, che la questione seria di una ripresa è non perdersi nel dibattito ideologico, ma individuare e valorizzare chi agisce con efficacia. Che cosa interessa? Che ci sia l'etichetta dello stato? O che un servizio sia di qualità? Che una scuola educhi, che un ospedale abbia dei reparti capaci di operare nel loro ambito? Bisogna che la gente-gente decida, se continuare a discutere su pubblico o privato, oppure se finalmente fare il salto sulla nave veloce della modernità, quella che non sta a guardare chi presta un servizio ma se lo fa in modo efficace e con una prestazione di qualità. E' tempo di guardare alla realtà!