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IL CASO/ Quelle mamme "bambine" che mettono in scacco l'aborto, il lavoro e il '68

Pubblicazione:mercoledì 21 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 21 novembre 2012, 8.54

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Si illude allora la gente prospettando che si possa rimandare (“gestire”) l’età fertile come si vuole, tanto ci pensa la medicina, salvo poi accorgersi tardivamente dei dati medici: anche la fecondazione in vitro non funziona più oltre una certa età. 
Il punto di osservazione del figlio invece ci fa vedere che la persona è fatta per seguire certe strade inscritte nel suo Dna biologico e nel suo Dna morale. 
Qualche volta però la spinta del figlio incontra solo silenzio e solitudine, e la persona “spara” la sua capacità affettiva e sessuale a vanvera, ed ecco le complicanze delle gravidanze giovanili, che sono un problema per la mancanza della famiglia e per essere esplose in un secolo che considera come bambini quelli che cento anni fa erano padri amorosi e mamme giovani e attive. 
Il punto di osservazione paternalistico guarda il fenomeno mamme-bambine indignandosi perché fanno sesso troppo presto o perché fanno sesso senza il dogma dei contraccettivi. Il punto di osservazione del figlio insegna ad indignarci per un altro motivo: perché viene usurpata alle donne l’età fertile illudendole che a vent’anni e anche dopo il sesso sia sinonimo di gioco e basta, senza addentellati con le altre tre parole: amore, figli, famiglia; e perché ci accorgiamo che questo è solo un brutto trabocchetto per pettirossi creduloni. 
Le gravidanze giovanili sono un campanello che suona nelle coscienze della società postmoderna: riappropriarci del corpo non significa più fare sesso come dove e quando ci pare, ma capire che il “dove, come e quando” ha in sé delle regole naturali, che la scienza e il rimpianto delle donne e uomini che hanno aspettato troppo - per assecondare la violenza del mercato del lavoro o del mercato della moda - ci additano con forza.



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COMMENTI
22/11/2012 - Bambine donne e donne bambine (loris SOleri)

Ciò che scrive Bellieni in questo articolo è sacrosanto, ed è uno dei punti cruciali su cui si gioca il possibile futuro di una civiltà. Noi "adulti" dovremmo farci molte domande su come stiamo vivendo e imponendo la nostra visione sul rapporto uomo-donna ai nostri giovani. Si sta rimandando di decenni (uno, due) un aspetto della vita, soprattutto per le donne, che risulta fondante, connotante i caratteri personali e sociali. Ora la maternità, se c'è, è diventata un capriccio, un ulteriore esperienza da fare , intorno ai quarant'anni, esaurite tutte le altre, dopo che le si è provate tutte, spesso con tutti. Il risultato? Donne che non sono donne, perché non lo sono diventate quando questo doveva accadere, e che rimangono istericamente uterine evolatili, sragionando su tutto. E uomini che non sono compiuti. E non ci si illuda che mettere al mondo una creatura sia sufficiente a definirsi genitori, padri e madri. Non lo è. E', il nostro, un mondo di adulti che adulti non sono. E questa , semplicemente è una tragedia, bella e buona, perchè invece un bambino ed un ragazzo hanno bisogno, più di ogni altra cosa, di vedere uomini "compiuti", cioè cresciuti, che , anche senza avere le risposte a "cose che nessuno sa", sappia porsi le domande giuste e che portino sulla pelle e negli occhi i segni di una lotta serrata.