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IL CASO/ Quelle mamme "bambine" che mettono in scacco l'aborto, il lavoro e il '68

Pubblicazione:mercoledì 21 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 21 novembre 2012, 8.54

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Le mamme minorenni in Italia sono un fenomeno da considerare con attenzione. Secondo uno studio dell’associazione Save the Children, le nascite da mamme sotto i 20 anni sono l’1,7% delle nascite totali: un fenomeno spiegano, circoscritto, ma che coinvolge circa 10.000 nascite ogni anno.
Su questo fenomeno, di cui si sono occupati massmedia e giornali di mezzo mondo perché è un fenomeno senza frontiere, si possono avere tre atteggiamenti: quello che punta il dito contro la mancanza di una diffusa cultura anticoncezionale, quello che si lamenta per l’accesso troppo precoce dei giovani al sesso e quello che considera che almeno l’aborto è stato evitato.
In realtà, inviterei a considerare un quarto punto di vista: guardare la vicenda, che resta certamente preoccupante e degna di attenzione e cura, da un altro punto di vista, domandandosi: come mai ci stupiamo per un fatto che nei secoli - entro certi limiti - è stato normale? Fare un figlio a 18 anni era normale all’inizio del secolo scorso; perché ormai è diventato “normale” fare i figli da over 30 e farli intorno ai venti ci spaventa? E, insomma, perché ci ostiniamo a chiamare “ragazzi” degli individui con barba e baffi e che magari hanno finito l’università pensando magari che debbano solo pensare a comprare i jeans che volevamo comprare noi?
Se prima guardavamo dal punto di osservazione del genitore protettivo, ora insomma proviamo a guardare da quello del figlio, della sua biologia e della sua necessità naturale ed istintiva di sesso ma anche di amore e delle conseguenze che sesso e amore portano: i figli, una necessità che perde il controllo se non è accompagnata ma lasciata alla pura reattività.
Se ben ci pensiamo, è solo negli ultimi anni che l’età della gente al momento del matrimonio (sempre che si sposino) è aumentata esponenzialmente, così come è fatto recente il rimandare l’età per fare un figlio. Prima non era buona cosa avere rapporti sessuali da giovani non sposati, anche perché era normale sposarsi a vent’anni. Giulietta e Romeo si sposavano ben prima dei vent’anni e Shakespeare non ci trovava niente di strano. Normale significa che era la consuetudine, ma significa anche un’altra cosa: che seguiva l’orario dell’orologio biologico, che oggi la cultura odierna ci obbliga ad ignorare.
Ecco allora il punto: il mondo che guarda dal punto di osservazione del genitore paternalista si indigna per le gravidanze giovanili, arrivando addirittura a scandalizzarsi se la ragazza “nemmeno abortisce”; ma non s’indigna nemmeno un poco se le donne sono costrette a rimandare la gravidanza ad epoca indeterminata ed in cui - ti pare poco! - i rischi finiscono per non venire più.  


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COMMENTI
22/11/2012 - Bambine donne e donne bambine (loris SOleri)

Ciò che scrive Bellieni in questo articolo è sacrosanto, ed è uno dei punti cruciali su cui si gioca il possibile futuro di una civiltà. Noi "adulti" dovremmo farci molte domande su come stiamo vivendo e imponendo la nostra visione sul rapporto uomo-donna ai nostri giovani. Si sta rimandando di decenni (uno, due) un aspetto della vita, soprattutto per le donne, che risulta fondante, connotante i caratteri personali e sociali. Ora la maternità, se c'è, è diventata un capriccio, un ulteriore esperienza da fare , intorno ai quarant'anni, esaurite tutte le altre, dopo che le si è provate tutte, spesso con tutti. Il risultato? Donne che non sono donne, perché non lo sono diventate quando questo doveva accadere, e che rimangono istericamente uterine evolatili, sragionando su tutto. E uomini che non sono compiuti. E non ci si illuda che mettere al mondo una creatura sia sufficiente a definirsi genitori, padri e madri. Non lo è. E', il nostro, un mondo di adulti che adulti non sono. E questa , semplicemente è una tragedia, bella e buona, perchè invece un bambino ed un ragazzo hanno bisogno, più di ogni altra cosa, di vedere uomini "compiuti", cioè cresciuti, che , anche senza avere le risposte a "cose che nessuno sa", sappia porsi le domande giuste e che portino sulla pelle e negli occhi i segni di una lotta serrata.