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NO TAV/ Processo di Torino, aggredito un cameramen in aula, udienza sospesa

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Incidenti in aula durante il processo in corso a Torino a carico di 45 persone fermate durante le manifestazioni della scorsa estate contro la linea ad alta velocità, i cosiddetti No tav. Davanti al palazzo di giustizia del capoluogo piemontese prima dell'inizio dei lavori si erano radunate un centinaio di persone, tutte appartenenti all'area antagonista e No tav. Hanno organizzato un presidio volante bloccando la circolazione stradale davanti all'edificio: le forze dell'ordine non sono intervenute limitandosi a presidiare il palazzo di giustizia. I momenti peggiori però si sono verificati dentro l'aula del tribunale. Era presente fra gli altri infatti un cameraman della Rai a cui uno degli attivisti No tav che si trovava lì per seguire il processo ha chiesto dapprima di non effettuare riprese. Quando il cameraman lo ha ignorato continuando a fare il suo lavoro, è scoppiato fra i due un battibecco e il cameraman è stato aggredito a calci e pugni anche al basso ventre: per lui si è reso necessario il ricovero al pronto soccorso. L'episodio si è comunque schiuso così. Invece l'udienza è stata sospesa perché l'aula a fronte del numero di persone che voleva essere presente, si è manifestata troppo piccola. Gli attivisti No tav presenti hanno allora alzato cori di protesta gridando vergogna verso i magistrati. Tra le altre cose chiedevano la liberazione immediata di due dei 45 imputati che si trovano ancora oggi in stato di arresto. Il processo fa riferimento agli episodi accaduti lo scorso 24 agosto in Val di Susa, quando l'ennesima manifestazione contro la linea di alta velocità che deve collegare Torino con la Francia è sfociata in incidenti e tentativi di forzare in modo illegale l'area del cantiere. Diversi manifestanti avevano abbattuto infatti le reti di recensione del cantiere ed erano riusciti a penetrare all'interno dell'area di lavoro. In seguito all'intervento delle forze dell'ordine si erano verificati violenti incidenti e il conseguente fermo di appunto 45 manifestanti giudicati tra i più violenti, o almeno quelli che si erano riusciti a fermare.



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