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ILVA TARANTO/ Gros-Pietro: una tragedia con un responsabile "invisibile"

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Ci ritroviamo di colpo davanti all'impossibilità di proseguire un’attività nella quale sono stati fatti investimenti enormi e dalla quale dipende una parte rilevante del Prodotto interno lordo dell’intero Paese. Basti pensare che il traffico ferroviario da e per la Puglia è in parte destinato a trasportare i prodotti dell’Ilva e che questi sono indispensabili per far funzionare altri centri siderurgici in tutta la Penisola.

Tutto questo sembra destinato a finire presto.

Certo, ma con enormi danni e solamente perché nessuno ha mai detto niente. Poi, a un certo punto, è stato semplicemente stabilito che così non si poteva più andare avanti e che entro un mese l'intera attività produttiva avrebbe dovuto cessare. Ovviamente adesso l'ultima parola spetta alla magistratura, ma in tutti i casi la vera sorpresa è data dal fatto che i vari organi che dovevano occuparsi del controllo evidentemente non l’hanno fatto.

Cosa crede decideranno i pm incaricati?

E’ difficile da dire, ma i magistrati devono applicare la legge così com’è scritta, quindi se è vero che lo stabilimento è fuori norma e minaccia la salute dei cittadini, evidentemente i pm non possono far altro che trarne le inevitabili conseguenze.

Cosa crede debba insegnarci il caso Ilva?

Dovrebbe farci capire che quello che danneggia il Paese e che irrimediabilmente compromette le possibilità dell'Italia di attrarre investimenti esteri è ancora una volta la dimostrazione che da noi la grande industria si trova di fronte un ambiente ostile.

 

(Claudio Perlini)   



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