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Cronaca

ASSEMBLEA CDO 2012/ Squinzi: un nuovo Rinascimento. Poletti: superare l'egoismo

Bernhard Scholz (Foto: Infophoto)Bernhard Scholz (Foto: Infophoto)

Quanto alla tornata elettorale che vedrà impegnate tre regioni, Scholz ha dichiarato che «il malcostume e le gravi irregolarità emerse in diverse Regioni sono ingiustificabili, ma non possono diventare un argomento contro tutto il buono che le amministrazioni regionali hanno realizzato. Il federalismo deve essere riproposto come strada per la soluzione anche dei problemi emersi, in termini di una reale e verificabile responsabilizzazione. Sarà necessaria una vera e propria riorganizzazione dello Stato e quindi una riforma del titolo V della Costituzione insieme con una riforma istituzionale generale che riduca i costi, semplifichi le procedure e liberi risorse in un quadro normativo certo e garante di una vera giustizia e parità per tutti i soggetti che operano nella società». 
Per quanto riguarda la Lombardia nello specifico, Scholz ha ribadito che «qualunque sarà il prossimo governo esso dovrà consolidare e sviluppare ulteriormente i passi innovativi che sono stati fatti e che sono confermati da tanti dati e risultati che hanno trovato apprezzamenti anche a livello internazionale».
In vista delle scadenze elettorali che impegneranno l’intero Paese nei mesi a venire, Scholz ha rilevato l’urgenza di «una modifica della legge elettorale che dia ai cittadini la libertà di scegliere i candidati per non dare continuità ad un sistema oligarchico sempre più staccato dalla gente» e ha poi chiarito la posizione dell’associazione rivendicando il proprio ruolo di attore sociale: «Come CDO non faremo mai parte di una costituente partitica di qualsiasi tipo. Siamo conviti che questo non sia il nostro compito. Auspichiamo invece che tante persone dotate di competenza, serietà e una buona esperienza della vita sociale e lavorativa si candidino nelle prossime scadenze elettorali. Qualsiasi confusione e sovrapposizione di compiti e di responsabilità fra realtà della società civile e le forze politiche – ha concluso – porta prima o poi al clientelismo da una parte e al corporativismo collaterale dall’altra.
Questa posizione non va confusa con il disimpegno: «Come associazione non siamo a-politici: vogliamo semplicemente distinguere fra un lavoro che riguarda noi, un lavoro che riguarda i partiti e un lavoro che riguarda le istituzioni pubbliche. Siamo più che interessati a che la politica torni al più presto a quella nobiltà che tanti politici hanno saputo e sanno esprimere, ma che purtroppo è venuta meno negli ultimi tempi. Non vogliamo una politica che salva, ma una politica che serve – possibilmente con realismo e audacia».