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COLLETTA ALIMENTARE/ Se un supermercato fa più "rumore" di un corteo

Pubblicazione:domenica 25 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:domenica 25 novembre 2012, 10.05

La Colletta alimentare La Colletta alimentare

Ieri è stata la Giornata della Colletta Alimentare: migliaia di volontari, soprattutto giovani, sguinzagliati nei supermercati di tutt’Italia per invitare  a fare la spesa per i poveri. Dove i poveri non sono  solo gli emarginati, i barboni, ma centinaia  e centinaia di famiglie di quel che si chiamava una volta ceto medio, sceso implacabilmente sotto la soglia di sussistenza. Volontari a insacchettare, inscatolare, portare su e giù coi camion nei magazzini un ben di dio di pasta, riso, olio, tonno, omogeneizzati, latte, pelati, con cui si mangerà tutto l’anno. 

Ieri è stata la giornata delle grandi manifestazioni studentesche a Roma, e in altre parti d’Italia. Veramente, di proteste studentesche più o meno grandi siamo tanto abituati che si nota poco la differenza. Siamo  a novembre, e come le castagne, arrivano occupazioni e cortei.  Stavolta le preoccupazioni, soprattutto nella capitale, sono state enfatizzate dagli allerta del Ministro dell’Interno, e dalla presenza intollerabile di Casapound, l’organizzazione di estrema destra che si è macchiata più volte di atti di violenza e razzismo. Come se  chi sfilava la mattina nei centri sociali vantasse patenti immacolate. Ma questo non si può dire.

Come non si può mettere in relazione, paragonare i due eventi: di qua i buoni, di là i cattivi, oppure, più probabilmente, di qua l’impegno, la partecipazione, la lotta, e di là gli ingenui, i pavidi, i deboli. Raccogliete da mangiare per i poveri, e i poveri aumenteranno, grazie alla vostra inerzia, alla vostra rassegnata sopportazione, all’incapacità di ribellarvi e rovesciare il sistema.  Soliti cattolici, appunto.

Però, a parte che, come diceva mia nonna, chi nasce incendiario diventa pompiere, e tanti di questi ribelli 2012 finiranno, come i loro padri e nonni, a occupare poltrone e gestire comunicazione e cultura, cioè potere, qualche domanda bisogna pur farsela.  Perché si può decidere di regalare il sabato pomeriggio a un corteo, caschi in testa e slogan di rabbia, oppure a riempire scatoloni di cibo accovacciati in un supermercato? Perché si sta con gli amici, in un caso e nell’altro. Magari con la ragazza. Giusto, e dipende da che amici hai. A cosa ti muovono, i tuoi amici, in cosa sanno coinvolgerti, e per quale motivo.  Chiediamo a uno dei tanti ragazzi che sfilavano oggi per le strade e le piazze romane (destra o sinistra, sempre che si riconoscano, poco importa): manifestate perché? Solerti giornalisti embedded hanno annuito, sorriso, condiviso marce e raccolto grida  (impagabile quella di Sky che si è lanciata in un  concitato “ecco, siamo sotto il ministero, da dove  sono stati lanciati i razzi lacrimogeni la scorsa manifestazione… come giustamente dicono i ragazzi …”. Giustamente? La Cancellieri, la polizia dicono altro. La giornalista ha prove per smentirli, o ha scelto di sua iniziativa da che parte stare?


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