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COLLETTA ALIMENTARE/ Una "festa" della carità che fa essere più uomini

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Il dono, la riappropriazione della propria umanità e del mistero della carità nel rapporto con gli altri, non conosce classi sociali, ceti abbienti o poveri, nazionalità o culture differenti, non ha confini geografici, culturali, religiosi. È proprio impresso nel “cuore” dell’uomo ed è la sua parte più nobile, più grandiosa. 

Anche in un linguaggio postmoderno si potrebbe chiamare proprio divina, perché lo è di fatto. È quella parte che dovrebbe essere educata, valorizzata, coltivata con attenzione. Spiegava don Luigi Giussani, in un passaggio fondamentale del suo grande libro L’io, il potere e le opere, che quasi tutti, di fronte a una persona in difficoltà, provano un moto di carità, uno slancio immediato di aiuto. Il problema è fare in modo che questo slancio non sia episodico, ma divenga educazione, consuetudine. Tutto questo non porta solo a diventare un buon cristiano, ma è la base per una società migliore, con  dei cittadini maturi. 

Aveva ragione. Nel dono c’è un reale collegamento con il tutto che ti circonda e nello stesso con il mistero, perché il dono viene da un impulso razionale, normale, naturale. Accettare questa realtà, senza strani contorsionismi dialettici o banali ideologismi, è una prova di grande maturità. Significa innanzitutto accettare la propria condizione umana di bisogno, significa accettare la nostra limitatezza e abbracciare anche i limiti degli altri. Il gesto semplice, diventa una realtà vissuta che ti sconvolge al tuo interno e ti fa alla fine stare in pace con te stesso, perché ti riconcilia con la tua vera natura. 

È inevitabile però pensare, in un momento come quello in cui viviamo, a quale significato ancora più spiazzante e più grandioso arriva il gesto del dono. Viviamo in un periodo di devastante crisi economica, la cui natura è scritta nell’avidità di un’umanità che si era dimenticata persino del valore del lavoro e si era innamorata della rendita finanziaria, stampando una serie di cosiddetti “prodotti sintetici” finanziari che la maggioranza delle persone neppure comprende. Ogni giorno restiamo quasi intronati dal linguaggio dei “nuovi scribi egizi” del mondo virtuale del mercato mondiale: lo spread, il deficit, il rapporto tra denominatore (Pil) e numeratore (debito), la crescita e la decrescita. E poi la virtù dei “tecnici” che fanno quadrare i bilanci spremendoci di tasse e rompendo quel poco di equilibrio sociale che ancora esiste. 

Ebbene, in questa foresta di neologismi e di idiomi per “iniziati”, l’ultimo “sabato di novembre” rispetta ogni anno il suo appuntamento con milioni di persone, con centinaia di migliaia di volontari in tutta Europa che celebrano, con grande impegno e grande semplicità, la Giornata della Colletta alimentare, cioè la raccolta di cibo da dare a chi non riesce più nemmeno a risolvere le sue prime necessità. Consiglio spassionato da un vecchio masticatore di politica: al posto di fare summit europei che si risolvono sempre in un flop, al posto di strologare, senza mai realizzare, i famosi fondi salva-stati e di decidere se aiutare o meno la Grecia, perché gli esponenti della nuova politica mondiale ed europea non vanno a farsi un giro nei supermercati in questo ultimo “sabato di novembre”?

 



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COMMENTI
27/11/2012 - GRAZIE A DA ROLD (GIORGIO FACCI)

GRAZIE DI CUORE SIG. DA ROLD