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Cronaca

ILVA TARANTO/ Chiude l'area a freddo, a casa 5mila operai. La Fiom: restate in fabbrica

Sette arresti, un indagato e il sequestro dei rifornimenti destinati all’Ilva e del prodotto finito giacente sulle banchine del porto di Taranto: una nuova bufera investe l'Ilva

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Sette arresti, un indagato e il sequestro dei rifornimenti destinati all’Ilva e del prodotto finito giacente sulle banchine del porto di Taranto: quanto deciso oggi dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sul caso Ilva comporterà la chiusura dell’impianto. E’ la stessa azienda tarantina a comunicare che “ottempererà” all’ordine ma che questo “comporterà in modo immediato e ineluttabile l’impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto”. La chiusura dell’area a freddo, che potrebbe avvenire già dal turno di stasera, riguarderebbe oltre 5000 lavoratori cui si aggiungerebbero a cascata, in pochi giorni, i lavoratori di Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica. Lo fa sapere il segretario Fim Cisl Marco Bentivogli. Una ulteriore conferma arriva invece dal segretario della Fiom Cgil di Taranto, Donato Stefanelli: “L'azienda – ha detto - sta comunicando in questo momento che da stasera fermano gli impianti di tutta l'area a freddo. Noi invitiamo invece i lavoratori che devono finire il turno a rimanere al loro posto e a quelli che montando domani mattina di presentarsi regolarmente”. Questa mattina gli uomini della Guardia di Finanza hanno eseguito una nuova raffica di arresti nell'ambito delle due inchieste riguardanti l'Ilva: sono sette le ordinanze di custodia cautelare, tre in carcere e quattro ai domiciliari, che coinvolgono sia i dirigenti del’azienda ma anche alcuni pubblici accusati di associazione per delinquere, concussione e concorso in disastro ambientale. Tra le misure cautelari spuntano i nomi di Fabio Riva, vicepresidente del gruppo Riva, Luigi Capogrosso, ex direttore del siderurgico di Taranto e Michele Conserva, ex assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto. Arrestato anche Girolamo Archinà, ex dirigente Ilva per i rapporti istituzionali, mentre anche il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, risulta indagato per “inosservanza delle precedenti disposizioni dell'autorità giudiziaria”.