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ABORTO/ Waters: Savita, una donna usata dai progressisti per "dividere" la ragione

Pubblicazione:martedì 27 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 27 novembre 2012, 12.02

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 Come altrove, i progressisti di sinistra affermano di non voler introdurre la libertà di aborto, ma si nascondono dietro i “casi difficili” per suscitare simpatia nel pubblico e attenuare la generale opposizione al regime abortivo che, invece, vige nell’isola vicina. Si parla di 5000 donne irlandesi che ogni anno vanno ad abortire nel vicino Regno Unito e ciò viene portato come prova che i diritti delle donne irlandesi sono violati nel loro Paese.

Il caso più discusso degli ultimi anni è stato quello, nel 1992, di una ragazzina di 14 anni vittima di uno stupro, cui la Corte Suprema concesse la possibilità di abortire. E’ il cosiddetto “caso X” e può essere alla base sia di una applicazione dell’emendamento del 1983 più aderente alle iniziali intenzioni, sia di un’apertura all’industria dell’aborto. Dal 1992, i governi hanno evitato l’argomento e di assumere iniziative legislative che dividerebbero la nazione e, perciò, questa complessa questione è rimasta nelle mani dei soli medici e delle circostanze che via via si presentano.

Ogni nuovo “caso difficile”, come quello di Savita Halappanavar, riapre quindi la questione e provoca violente oscillazioni nell’opinione pubblica. La maggioranza degli irlandesi non condivide le posizioni progressiste o tradizionaliste estreme e, qualunque sia la loro posizione sull’aborto, non vuole vedere morire senza necessità né i bambini, né le loro madri. Tuttavia, molti rimangono confusi di fronte a questi apparenti conflitti di principi, con le conseguenti oscillazioni nella pubblica opinione ogni volta che uno di questi casi viene alla ribalta.

I media usano questi casi in favore di un regime più liberale sull’aborto e la mentalità “pro-choice” sta prendendo gradualmente piede, mettendo sempre più in difficoltà la posizione pro-life, accusata di cieco fanatismo. Si cerca di accusare la posizione della Chiesa come incoerente, ma non vi è incoerenza nell’affermare che l’aborto è l’uccisione di un essere umano, ma che in certi casi può essere inevitabile e, perciò, permesso come il minore dei mali.

 


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COMMENTI
27/11/2012 - chi sono gli oscurantisti? (Andrea Natale)

Grazie John, il problema è proprio questo: hanno sempre bisogno di dire che gli oscurantisti sono i cattolici (ne ho avuto esperienza anche con mie interviste completamente stravolte su “Repubblica”). L’incontro con la Chiesa è quello che permette di stare di fronte alla realtà, anche la più dolorosa e difficile, senza doverla censurare o eliminare in parte (e l’aborto è proprio questo). Questa è una possibilità che ci rende molto più liberi. Sul caso clinico non posso esprimere un opinione perché non lo conosco nei dettagli, ma posso assicurare che una infezione endoamniotica (se è questo) è una delle cose più difficile da diagnosticare e da trattare. L’interruzione di gravidanza è una estrema ratio, dopo altri tipi di trattamenti che possono essere efficaci, e anche se viene fatta non è detto che sia risolutiva. Non conosceremo mai bene il caso clinico, ma possiamo stare tranquilli che continueranno a ripeterci molto chiaramente che i cattolici sono oscurantisti. Andrea Natale (ginecologo)

 
27/11/2012 - aborto per setticemia (maria gonano)

Non esiste clinicamente l'aborto "terapeutico"; se c'è setticemia, si cura la setticemia soprattutto alla 16^ settimana! Non si deve fare medicina ideologica. Leo Aletti