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Cronaca

IL FATTO/ Quei maestri del gusto che fanno grande il nostro Paese

Qual è il filo rosso che lega un macellaio come Sergio Motta a chef sommi come i Moroni e i Santin? Tutti loro, ci spiega MARCO GATTI, non sono solo professionisti, ma veri e propri maestri

Sergio MottaSergio Motta

A bocca aperta. Per due ore. In un silenzio claustrale. Così, cento ragazzi della Scuola In-Presa di Carate Brianza, l’altro giorno, mentre Sergio Motta, il re dei macellai italiani, con coltelli e piccole asce, tirando colpi di fioretto e di sciabola, lavorava con maestria somma i diversi tagli di carni, accompagnando il suo lavoro con le sue parole, raccontando di sé e di quello che stava facendo, in un modo appassionato da sfiorare la poesia. Durante le due ore di lezione, gli studenti si dimenticano persino dei cellulari, e invece della consueta sarabanda di sms, fioccano le domande. Al termine, spontaneo, si libera un applauso pieno di entusiasmo.

Qualche giorno prima. Palazzo del Ghiaccio. Golosaria. Sul palco, Aimo e Nadia Moroni ed Ezio e Renata Santin, con i loro “eredi”, Fabio Pisani e Fabio Barbaglini. Ad ascoltarli, una platea ammirata, rappresentata dai campioni del gusto d’Italia. Al termine dei loro interventi, anche in questo caso, l’abbraccio di un applauso caldo e infinito.

Qual è il filo rosso che lega un macellaio come Motta a chef sommi come i Moroni e i Santin, piuttosto che un pubblico di giovanissimi studenti di una scuola della Brianza a professionisti affermati dell’agroalimentare italiano? Sergio Motta. Aimo e Nadia Moroni. Ezio e Renata Santin. Non sono solo “fuoriclasse” della loro professione. Sono “maestri”. Sono uomini e donne che nel loro lavoro hanno avuto sempre il respiro dell’umano. Andare da Sergio Motta nella sua Macelleria di Inzago, o nel suo ristorante a Bellinzago Lombardo. Piuttosto che visitare Il luogo di Aimo e Nadia a Milano o l’Antica Osteria del Ponte a Cassinetta di Lugagnano. Non è solo fare una buona spesa o una sosta golosa. È vivere un’esperienza di gusto memorabile, che ha a che fare con la bellezza.

Tra pochi giorni ci sarà Artigiano in Fiera. I numeri sono impressionanti: 2.900 gli espositori che vengono da 110 Paesi. Oltre 3 milioni i visitatori previsti. Ma di questo evento, a colpire, è soprattutto il suo essere fenomeno culturale, che mette al centro la persona che concepisce il lavoro come atto di gratuità e non come tornaconto di interessi.