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ILVA TARANTO/ Azienda chiusa, è sciopero e occupazione. A rischio 20mila posti di lavoro

Pubblicazione:martedì 27 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 27 novembre 2012, 9.52

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Colpo di scena da parte della dirigenza dell'Ilva di Taranto: disposta la chiusura immediata. Il che significa 5mila lavoratori a casa da oggi, ma il contraccolpo con le aziende collegate dall'indotto all'Ilva può significare il rischio di perdita di circa 20mila posti di lavoro. A Genova dove esiste un'altra sede Ilva rischiano il posto 1760 lavoratori. E' la reazione della dirigenza dell'azienda dopo il lungo braccio di ferro con la magistratura che aveva disposto il sequestro dell'impianto tarantino perché giudicato inquinante. A nulla sono serviti mesi di trattative: la magistratura non ha voluto accogliere alcun tipo di ricorso. La chiusura disposta da oggi ha portato immediatamente la reazione dei lavoratori che hanno dichiarato sciopero e occupato la fabbrica. Gli unici lavoratori a cui non è stato detto di rimanere a casa sono quelli dello staff e i dipendenti delle officine che continuano l'attività lavorativa. Tutte le sigle sindacali hanno dichiarato l'occupazione dello stabilimento.  Gli stessi sindacati hanno dichiarato lo sciopero con una nota ufficiale: "Riteniamo inaccettabile la decisione della direzione di fermare tutti gli impianti dell’area a freddo a partire da questo pomeriggio. Consideriamo tale scelta un vero e proprio atto di rappresaglia nei confronti dei lavoratori. Pertanto si proclama da subito lo sciopero di tutto lo stabilimento, con presidi permanenti". L'azienda ha poi fatto sapere di non essere in grado di garantire né ammortizzatori sociali né altre misure per tutti i lavoratori che sono stati lasciati a casa, per il momento dovranno accontentarsi di smaltire le ferie. E' stata rilasciata anche una nota da parte di Confindustria Taranto che dice: "Le ultime vicende giudiziarie abbattutesi sull’Ilva pongono davanti ad interrogativi ben più inquietanti rispetto a quelli sorti quando la vertenza era appena cominciata l’azienda è di fatto azzerata sia in ordine ai suoi centri decisionali sia sul fronte della produzione, a seguito del sequestro dei prodotti finiti e semilavorati destinati alla vendita". Da parte sua l'azienda ha anche detto di essere disponibile a mettere a conoscenza di tutti le note che dimostrano che in realtà lo stabilimento non è più inquinante in quanto sarebbe stato messo a norma di legge già da tempo. E' intervenuto il governo che per giovedì ha convocato a Roma tutti i diretti interessati. 


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