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ILVA TARANTO/ Beppe Grillo: la favola nera dello stabilimento

Pubblicazione:mercoledì 28 novembre 2012

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Sul suo blog, Beppe Grillo pubblica la sua versione dei fatti concernenti lo stabilimento Ilva di Taranto. Il blog di Beppe Grillo è il suo modo di esternare e comunicare il suo pensiero al mondo visto che a parte rarissime interviste registrate, non si è mai concesso a talk show televisivi o a interviste con la carta stampata. Si sa che il web per Grillo è la nuova e corretta forma di comunicazione, quella veramente democratica. La sua ultima esternazione riguarda dunque il drammatico caso dell'Ilva, lo stabilimento tarantino sottoposto a sequestro da parte della magistratura per presunto inquinamento. Nel suo tipico linguaggio colorito, a metà strada tra umorismo e fatti veri, Grillo ricostruisce dunque la storia dell'Ilva che vede un presidente del consiglio italiano chiamato Jumbolo vendere una grande industria a un signore, che viene chiamato Creso. Una industria venduta a un ottimo prezzo visto che Jumbolo era famoso per la sua generosità. Creso da parte sua avrebbe ricompensato tale politico con molti regali. Inoltre grazie a questa industria poteva guadagnare molti soldi visto che non doveva fare investimenti: li aveva già fatti Jumbolo con i soldi dei suoi sudditi. Nessuno però controllava il livello dell'inquinamento che l'industria produceva in città e campagna neanche il cosiddetto Gran Ciambellano dell'Ambiente, Peste Nera. Le famiglie degli schiavi che lavoravano per Creso cominciarono a morire, scrive ancora Grillo: "I padri diventarono costruttori di morte, il frutto del loro lavoro uccideva i figli. I Feudatari locali e i Finti Rappresentanti degli Schiavi Inconsapevoli fecero opera di rassicurazione, sedarono, sopirono, fecero mirabolanti promesse. Il lavoro doveva venire prima di ogni cosa, anche della morte. Creso aumentava i suoi profitti, la gente continuava a morire". Dovettero così intervenire i giudici: condannarono Creso e i suoi figli e la fabbrica venne chiusa.  Creso non pagò i suoi danni e gli schiavi invece si misero a combattere tra di loro: occuparono poi la fabbrica, chiesero che con i soldi di Creso la si ripulisse, ma intervenne il Grande Vecchio della montagna che con un decreto fece riaprire la fabbrica. 


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