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J'ACCUSE/ Binetti: per attaccare la famiglia ora si usa anche l'incesto

Pubblicazione:mercoledì 28 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 28 novembre 2012, 8.50

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L’incesto, in Italia, è pur sempre un reato; concedere a chi se n’è macchiato – più specificatamente al padre che ha fatto violenza sulla figlia – di godere dei diritti legali per riconoscere il figlio rappresenta una drammatica contraddizione legale.

Ma un bambino nato da incesto, avrà pur diritto ad avere dei genitori: chi può riconoscerlo? E qual è il suo status?

Gli episodi concreti sono complessi e variegati; tuttavia, in generale, il bambino frutto di una violenza del padre nei confronti della figlia, può essere riconosciuto dalla madre. E, a quel punto, bambino e madre possono essere aiutati, dalle apposite istituzioni, ad allontanarsi dal proprio contesto familiare d’origine, e a riprendere le fila della propria esistenza; il bambino può altresì essere allontanato sia dal padre che dalla madre, e venire destinato a strutture apposite, in attesa, magari, di un affido o di un’adozione; o, ancora, il bambino può essere allontanato sia dal padre che dalla madre e dato in affido ad una parente ritenuto in grado di prendersene cura. Diciamo che la legge assicurava la capacità di identificare, per ogni caso, la migliore soluzione possibile.

Cos’ha spinto il Parlamento a votare la nuova norma?

La legge è stata votata sulla scorta di un falso ricatto morale, oltretutto privo di qualsivoglia ragione reale. Come ho spiegato, non c’è alcun motivo per ritenere l’impossibilità di riconoscere i figli nati da incesto una discriminazione. Si è votato, in fondo, per pura ideologia. Un’ideologia che sottende un’insieme di atteggiamenti e proposte normative volte a demolire, ogni giorno di più, la famiglia. 

 

(Paolo Nessi)



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