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PAPA/ La ricetta della felicità di Dio

Papa Benedetto XVI ( Infophoto) Papa Benedetto XVI ( Infophoto)

Un Dio concreto, concretissimo, con un volto, quello di Gesù di Nazareth, e un metodo che passa per l’umiltà. Il rimando è a quel bellissimo volume che Joseph Ratzinger/Benedetto XVI ha donato alla Chiesa pronta per il Natale, dove il Mistero dell’Incarnazione è analizzato con tenerezza non comune e profondità esegetica. La lezione di quelle pagine come delle parole pronunciate questa mattina davanti a 5000 fedeli è nel recupero della “semplicità”, nel ritorno “all’essenziale” dell’Annuncio. E anche ad una tradizione che fornisce infiniti esempi di comunicatori efficaci del Vangelo. Paolo ad esempio, l’apostolo che scriveva ai Corinzi, “non con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso” (2;1-2). Poca filosofia, nessuna ideologia. Solo la realtà viva di Cristo, quella familiare presenza che aveva sconvolto la sua esistenza a Damasco. C’è da chiedersi perché oggi questo sembra non bastare più. Perché ci si preoccupa di molte cose, dai numeri in caduta libera all’indice di gradimento dei principi non negoziabili, ma ci si rifiuta di riconoscere e vivere pubblicamente l’unica Verità irrinunciabile. Il Papa sembra suggerire una risposta. Per parlare di Dio, bisogna fargli spazio. E guardando alla nostra vita prima e alla Chiesa poi, ci si accorge che se gli abbiamo riservato un angolo polveroso è già tanto.

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