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Cronaca

PAPA/ La ricetta della felicità di Dio

Per CRISTIANA CARICATO l'approccio non è filosofico: il Dio di cui parla il Papa non è un’ipotesi lontana ma qualcuno che ha scelto il fango e la carne per insegnare “l’arte della felicità”

Papa Benedetto XVI ( Infophoto)Papa Benedetto XVI ( Infophoto)

La domanda è di quelle facili, facili: come parlare di Dio nel nostro tempo? A porla Benedetto XVI, questa mattina, durante l’udienza generale. Nonostante un Sinodo sull’Evangelizzazione appena concluso, un Concilio celebrato proprio per sviscerare il tema e il fior fiore dell’intellighenzia teologica e pastorale alle prese, da 50 anni a questa parte, con il “come” del quesito. Uno straccio di conclusione, per la verità, manca. E il Papa, missionario per struttura, avverte l’urgenza di dare concretezza ad un Anno della Fede fino ad oggi un po’ confuso. Le sue catechesi illuminano lo svolgimento opaco di un evento straordinario, indicano un metodo e una strada da percorrere. Hanno il pregio di scomporre il problema nella sua elementarità: Gesù ci ama, è entrato nella nostra vita, ci ha reso felici, dobbiamo dirlo a tutti. Sono i termini - talmente chiari e semplici da spiazzare ogni possibile, pretestuosa e contorta obiezione - con cui Ratzinger dipana la questione su cui si arrovella da anni la Chiesa assediata dalla modernità. Siamo sicuri, infatti, che la complessità post- moderna richieda un’altrettanta elaborata strategia? Il Papa sembra pensare di no. E’ vero siamo immersi in una cultura “distratta” da tanti “bagliori”, pagine e pagine di sociologia, psicologia e semiotica hanno ridefinito la struttura cognitiva dell’uomo informatizzato, realtà virtuali si rincorrono e si accavallano ma in fondo, proprio in fondo, il cuore dell’uomo non desidera sempre l’Infinito, non avverte una promessa di felicità per sé? E poi c’è una Verità troppo spesso ignorata dai “Cristoscettici” di mestiere: l’iniziativa è di Dio, Lui c’è. La prima risposta che il pontefice tedesco spiattella è un assioma di fede: “noi possiamo parlare di Dio, perché Egli ha parlato con noi”. L’approccio non è filosofico, ma esperienziale: il Dio di cui parla il Papa non è un’ipotesi lontana, buona per chi deve vagliare il tutto attraverso schemi logici e protocolli scientifici, né una intelligenza matematica, ma qualcuno che ha scelto il fango e la carne, che si è immerso nel mondo e nella Storia, per insegnare “l’arte della felicità”.