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PAPA/ Il realismo di Benedetto mette in scacco Onu e Oms

Pubblicazione:giovedì 29 novembre 2012

Benedetto XVI (InfoPhoto) Benedetto XVI (InfoPhoto)

Un vecchio conservatore ottuso e bigotto. Per la maggioranza dei pensatori à la page quando Benedetto XVI arrischia riflessioni sul terreno dell’educazione sessuale o su quello, ancora più scivoloso, della lotta all’Aids fa la figura del babbeo nel migliore dei casi, del criminoso moralista nella quasi totalità. A parte qualche piccolo incidente di comunicazione, l’assoluta erroneità di questi giudizi emerge con chiarezza. Frutto per lo più di una pregiudiziale malafede. Basta rileggere i suoi interventi, il realismo con cui affronta questioni complesse come la battaglia per debellare un virus che ha causato milioni di morti e infinita sofferenza. Quel realismo che permette, a lui e alla Chiesa, la concretezza che le filantropiche organizzazioni mondiali si sognano. Ieri, all’udienza generale, l’appello per la Giornata Mondiale contro l’Aids.

In poche righe, lette alla fine della catechesi, ha puntato il dito su due questioni di massima urgenza: l’accesso ai farmaci antiretrovirali nelle regioni più povere del mondo e la trasmissione del virus da madre a figlio. Due contraddizioni che la globalizzata task-force anti-Aids non è riuscita a sciogliere. Holding farmaceutiche, Organizzazione mondiale della sanità, comunità internazionale invocano strategie di lotta integrate, al grido di “faster, smarter, better”, ma non sono capaci di impedire il contagio tra madre sieropositiva e neonato in molte zone del pianeta, e questo nonostante siano già disponibili terapie efficaci. E ancora meno riescono ad equilibrare quel rapporto che vede un qualunque paese africano registrare un numero 20 volte superiore di decessi di malati di Aids rispetto ad un qualsiasi stato del nord America.

Solo nell’Africa subsahariana, secondo il rapporto Unadis del dicembre 2011, si registra il 67% delle vittime del virus. Dei 34 milioni di contagiati nel mondo ben il 68% vive sotto il 20° parallelo, ed è sempre l’Africa a detenere il drammatico primato di mortalità per Aids tra i bambini. La stabilizzazione della malattia nei continenti con più risorse non deve far dimenticare che esistono intere aree dove il virus non solo non è arretrato, ma addirittura avanza. E che fa il Papa? Ricorda in maniera franca, senza troppi giri di parole, che la questione interessa tutti, e non solo le organizzazioni cattoliche che costituiscono, da sole, il 25% delle strutture del pianeta per la cura della malattia.


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