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Cronaca

SANITA' A RISCHIO/ Ricciardi (Cattolica): spendiamo male i soldi privati

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Visto che in Italia i tagli alla sanità hanno avuto un impatto superiore rispetto a qualsiasi altro Paese, credo che un primo passaggio possa essere rappresentato da una migliore regolamentazione del contributo dei fondi integrativi, a cui non si mette mano da almeno dieci anni. Sarebbe poi opportuno cercare di favorire, attraverso interventi di defiscalizzazione, i contributi privati: se infatti un privato avesse la possibilità di scalare dalla propria dichiarazione dei redditi un’assicurazione sanitaria, questo potrebbe aiutare certamente a far arrivare altre risorse.

E’ ipotizzabile imitare sistemi di altri Paesi, come Olanda o Germania, dove è obbligatorio stipulare polizze assicurative?

In questi Paesi, dove il modello di organizzazione è chiamato proprio assicurativo-sociale, i cittadini sono obbligati dallo Stato a stipulare polizze assicurative. L’Italia ha invece scelto nel 1978 di avere un Servizio sanitario nazionale, finanziato attraverso la tassazione generale, e credo che nessuno al momento voglia metterne in dubbio le caratteristiche pubbliche. E’ però chiaro che, come è avvenuto in altri Paesi gravemente colpiti dalla crisi, le sempre più esigue risorse non riescono più a tenere in piedi tali servizi. Quindi anche in Italia sarà inevitabile operare scelte diverse dal passato, ma è molto difficile pensare di poter modificare l’intero sistema.

Quanto è possibile invece intervenire sullo stile di vita delle persone prima dei servizi sanitari?

Questo dovrà essere senza dubbio un altro passaggio a cui pensare, vista l’importanza di agire sui determinanti di salute o di malattia, che sono in gran parte gli stili di vita, per cercare di evitare che la gente possa ammalarsi. Si tratta di un’altra azione assolutamente necessaria soprattutto in Italia, l’ultimo dei Paesi dell’Ocse, insieme a Cipro, a investire in questo tipo di attività.

 

(Claudio Perlini)


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