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ABORTO/ Quel consiglio comunale dove l'amore è questione di pillole (abortive)

Pubblicazione:lunedì 5 novembre 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

D’altra parte in Italia abbiamo anche un bassissimo tasso di natalità, il che significa che i metodi di controllo delle nascite scelti sono efficaci. Il numero basso di aborti, in costante diminuzione anche da prima che fosse distribuito il Norlevo, e la forte denatalità, significano che l’aborto non è usato come contraccettivo. Non si può neppure dire che questa situazione sia “merito” della legge 194. Se bastasse la legalizzazione a far calare gli aborti, lo stesso sarebbe accaduto in Francia, Gran Bretagna e Svezia, dove invece è avvenuto l’opposto.

Non è quindi la contraccezione chimica a far diminuire il numero degli aborti, almeno nei paesi occidentali simili al nostro. Ma qual è la causa della peculiarità tutta italiana di bassa natalità, scarso ricorso alla contraccezione e minore abortività rispetto ai paesi simili ai nostri?

Bisognerebbe avviare uno studio scientifico rigoroso che analizzi dettagliatamente i dati a disposizione, per dare risposte attendibili. Certo è che in Italia, nonostante tutto, la famiglia è ancora forte, specie se paragonata a quanto accade proprio nei tre Paesi che abbiamo preso a paragone. In Svezia e Francia oramai la maggior parte dei bambini nasce al di fuori del matrimonio, e la situazione disastrosa delle famiglie inglesi è stata oggetto di numerosi studi da parte dei politici di quel Paese, preoccupati per la loro tenuta sociale. Invece una rete salda di rapporti familiari fa sì che un bambino inatteso difficilmente diventi un problema insormontabile, un “ostacolo” da rimuovere a tutti i costi, come invece tende a considerare una certa “cultura contraccettiva”.

Chi si pone il problema di ridurre il più possibile gli aborti - e quindi anche quel ginecologo che fa parte del consiglio comunale bolognese - dovrebbe piuttosto riflettere su come educare ragazzi e ragazze alla responsabilità nei rapporti interpersonali, a cominciare da quelli affettivi, e quali strade percorrere, possibilmente insieme alle famiglie di appartenenza, che debbono restare il soggetto educativo principale di riferimento dei propri figli.

L’affettività e l’amore non possono essere ridotti a una faccenda di pillole prese al momento opportuno.



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