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FUNERALI PINO RAUTI/ Gianfranco Fini contestato, cerimonia sospesa e poi ripresa

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I funerali di Pino Rauti, fondatore ed ex segretario del Movimento sociale italiano, si sono trasformati in rissa. E' successo oggi a Roma nella Basilica di  San Marco dove si teneva l'ultimo saluto allo scomparso politico di destra, quando nella chiesa è arrivato il presidente della Camera. Già fuori della basilica Fini era stato accolto con grida di disappunto, poi quando è entrato la scena si è ripetuta in modo ancora più evidente. Fischi, cori di buuu e di vattene. Tale il caos scatenatosi che il sacerdote è stato costretto a sospendere la celebrazione, che poi è ripresa dopo alcuni minuti. E' stata la figlia stessa di Pino Rauti, Isabella, moglie del sindaco di Roma Alemanno, a chiedere ai contestatori di tacere. Non è questo il momento, ha detto, è il funerale di mio padre: "Avete avuto altri momenti per farlo. Abbiate rispetto per mio padre e per la famiglia" ha detto. Come si sa, Gianfranco Fini fu responsabile dello scioglimento del Movimento sociale che divenne dopo il congresso di Fiuggi Alleanza nazionale. Pino Rauti si oppose in tutti i modi alla svolta, ma uscì sconfitto e fondò poi una nuova versione del movimento. Evidentemente tutti i sostenitori di Rauti non hanno mai perdonato a Fini la svolta che mise fine a cinquant'anni di storia politica della destra. Pino Rauti era stato nel 1946 uno dei fondatori del Movimento sociale italiano, partito politico considerato erede del fascismo. Era stato eletto vicesegretario del partito nel 1979 e poi segretario nel 1987 dopo la scomparsa del leader storico Giorgio Almirante. A proposito delle accuse di voler ridare vita al fascismo aveva detto: "Non mi sento un neofascista, il fascismo non è più ripetibile. E’ solo un giacimento della memoria al quale penso si possa ancora attingere”. Ilsussidiario.net ha ricordato questo personaggio  politico con un articolo di Gianluigi Da Rold i cui fra le altre cose si dice: "Ma se si vuole comprendere esattamente Rauti forse bisognerebbe guardare a un altro aspetto. Occorrerebbe valutare quella generazione che aveva vent’anni all’uscita della guerra e risentiva, magari aveva creduto all’esperienza vissuta dai loro padri. Era una gioventù influenzata dal filosofo Julius Evola, molto nazionalista, magari irritata dai tanti “redenti” del dopoguerra, dai voltagabbana".


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