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IL CASO/ Genitori e adozioni gay? La peggiore "conquista" viene dalla Francia

E’ giunto sul tavolo del governo francese il progetto di legge sulle adozioni gay, dopo una discussione molto accesa intorno al testo. ROBERTO COLOMBO

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E’ giunto sul tavolo del Consiglio dei ministri di Parigi il progetto di legge “Mariage et adoption pour tous” (matrimonio e adozione per tutti). Nelle scorse settimane la discussione intorno al testo si è vivacemente accesa al di là delle Alpi e l’eco del duro scontro tra fautori e oppositori della riforma del diritto di famiglia ha fatto il giro d’Europa, suscitando interesse e preoccupazione. Una simpatia di alcuni e un disgusto di altri che non sono fuori luogo: dall’Âge des lumière e dalla Rivoluzione dei sanculotti alla Comune di Parigi e al Maggio del '68, quello che accade in Francia anticipa idee e fermenti sociali e politici in tutto il Vecchio continente. E non senza conseguenze durature e incisive nella cultura e nella vita degli europei.

Quella che viene presentata come un “allargamento della famiglia” e una “risposta alle esigenze di uguaglianza tra uomini e donne” rispetto all’istituto familiare, in realtà tradisce l’idea stessa di famiglia o, più precisamente, la demolisce per fare posto ad una relazione interpersonale orizzontale (coniugio: unione, congiungimento, dal verbo latino con-iungere) e verticale (adozione: scegliere per sé, secondo l’etimo ad-optare) di genere neutro. L’identità e la differenza sessuale non entrano più in gioco nel matrimonio e nella genitorialità come dimensioni costitutive, sorgive della famiglia.

Maschile e femminile restano, certo, come qualificazioni individuali dei cittadini (tendenzialmente permanenti, ma non sempre, secondo l’ipotesi della “plasticità del genere” che circola in alcuni ambienti culturali), ma non risultano determinanti in ordine all’instaurarsi di un rapporto socialmente apprezzabile e giuridicamente riconosciuto e tutelato quale è quello cui ha sinora fatto riferimento il concetto di famiglia.

La posta è alta, perché non si tratta di un’estensione della definizione “classica” di famiglia per comprendervi anche le relazioni stabili tra persone dello stesso sesso e la possibilità che esse svolgano un ruolo vicario rispetto a quello duplice e complementare materno-paterno. Un’opportunità per riconoscere di fatto delle relazioni sociali esistenti e garantire dei diritti anche ad esse, o per offrire rapporti educativi a bambini privi di uno dei genitori naturali. Siamo ben oltre questo.

L’omoconiugalità e l’omogenitorialità decostruiscono la famiglia, non la ampliano. Il proprium della famiglia (che la contraddistingue da ogni altra forma di relazione amicale o affettiva presente nella società) è quello di essere un rapporto - paritario nella dignità, nei diritti e nei doveri civilmente riconosciuti - che custodisce in sé l’identità e la differenza sessuale dell’essere uomo-donna quale fondamento della relazione coniugale stessa, aperto alla generazione e all’educazione dei figli secondo la complementarietà delle figure genitoriali. 


COMMENTI
06/11/2012 - Due lati con la stessa faccia? (claudia mazzola)

Non fa tanto male al bambino avere due papà o mamma dello stesso sesso? Il piccolino cerca affetto. Il mio vicino, Luca di 3 anni, è splendido perchè sa a ragione, a chi chiedere cose materne o paterne.