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METE D'INVERNO/ Quella "pigrizia" tutta italiana che si ritrova nei negozi di Francoforte

Pubblicazione:martedì 6 novembre 2012

Il chiosco di carne a Francoforte Il chiosco di carne a Francoforte

Chiedo a Nadia di portarmi in una boutique del gusto, e andiamo da Meyer, in pieno centro. Ottima qualità su ogni fronte, prosciutti emiliani (di Villani), affettati già porzionati in bella vista a un etto la volta e poi una teoria di panini che solo a vederli ti dicono “mangiami!”. Poco più avanti c'è un altro negozio che vende i prodotti col marchio Peck (ma l'è de Milan!). In un'altra boutique, raccolta e carina, trovo il Vino Nobile di Montepulciano de La Talosa, il migliore dei miei assaggi di quest'anno (mi avranno letto?) che sbarcherà anche a Golosaria. Nel Mercatale (il nostro mercato rionale permanente, per capirci) invece noto che il pesce ha uno spazio effimero, mentre vanno molto le carni e c'è addirittura un chiosco che vende solo panettoni (e a Natale mancano quasi un paio di mesi). Il più dinamico venditore, qui è un italiano, che propone dolci e cioccolati e li fa assaggiare (questo no, non è pigro). Poi vado nel grande magazzino del centro, alter ego della nostra Rinascente, disseminato su sette piani, e quando scendo nel reparto gastronomia, la sensazione è che piova sul bagnato: etichette conosciute e senza sorprese, prezzi onesti, ma come sempre la supremazia de la France. E qui riemerge la pigrizia di chi non ha ancora capito che Francoforte come Barcellona (stessa sensazione nel grande magazzino del centro spagnolo) sono di casa. Vogliamo abitarla una volta per tutte questa Europa?



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