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METE D'INVERNO/ Quella "pigrizia" tutta italiana che si ritrova nei negozi di Francoforte

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Il chiosco di carne a Francoforte  Il chiosco di carne a Francoforte

Sentirsi in Europa a Francoforte. Ho provato questa piacevole sensazione nel viaggio che ho vissuto lo scorso weekend per vedere l'Italia tra gli scaffali dei negozi di una città europea. La prima sensazione che siamo Europei ce l'ha offerta l'abbigliamento della gente di Francoforte: abbastanza simile a quello di un milanese. L'unica differenza con Milano è vedere le biciclette posteggiate senza lucchetto, davanti alle case. Nessuno le tocca. Qui fanno la raccolta differenziata anche del colore del vetro, per capirci, e le code davanti al banchetto dei würstel sono ordinatissime. Siamo stati al mercato all'aperto, venerdì mattina, e subito salta all'occhio il chiosco che vende würstel accanto a quello che li cucina. Due cose diverse, senza alcuna promiscuità. E m'è venuto subito in mente quell'agriturismo-trattoria-pizzeria che avevo visto nel Lazio tempo fa, a proposito di chiarezza. I ristoranti italiani a Francoforte si contano a centinaia e pare vadano per la maggiore. Entro in uno di questi, che ha sulla porta il simbolo della guida Michelin, ed il patron veneto si lamenta: “Qui i ristoranti italiani dovrebbero fare la cucina regionale, non le stesse cose di un altro. Io ad esempio faccio i piatti veneti!”. “Giusto!” - dico io con tanto di paccata sulla spalla. Poi guardo il menu e a parte il fegato alla veneziana leggo 'lasagne alla bolognese'. È “l'Italia bellezza”, tutto proclami e incoerenza, quasi come le dichiarazioni dei politici, artisti nella smentita di sé stessi in una medesima giornata (e non dite che Silvio non ci rappresenta).

Marco e Nadia, i nostri Virgilio in terra tedesca ci portano da Cimino, un pizzaiolo che è sempre pieno di gente. Il locale è spartano: trespoli e sedie, bottiglioni di Barbera e Montepulciano. Ma il  forno a legna cuoce una pizza generosa e ben fatta e una serie di primi piatti belli a vedersi. Chiedo al pizzaiolo, che tifa per il Milan, da dove viene e lui mi risponde: “Io non sono italiano, sono marocchino!”. Però ad aiutarlo c'è un tizio di Corigliano Calabro che davanti alla macchina fotografica fa girare la pizza. E questa cos'è se non integrazione? E poi che volete, anche la miglior cassoeula di Milano la fa un orientale, sotto la regia del Monsignore, all'Altra Isola. E a proposito di cassoeula, chissà come ne andrebbero matti i tedeschi... e invece si devono accontentare delle lasagne alla Bolognese. Sapete qual è il problema degli italiani? Sono pigri, tutto lì, sennò avrebbero conquistato il mondo con la cucina regionale. Tornando alla promiscuità, m'ha colpito vedere che a Francoforte i negozi di fiori hanno un reparto enoteca. Idea geniale: compro i fiori per lei e il vino per lui (che poi beve lei). In Italia, invece, il vino non c'è neanche in pasticceria... e siamo alla solita atavica pigrizia di chi ha troppo (e già mettersi a pensare è un lavoro).


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