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USA/ Un antidoto contro l'eutanasia

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Ma in questo caso, mi domando, saremmo pronti a garantire la nostra compassione nel senso di accondiscendere alla decisione di togliersi la vita? Non credo. E non credo nemmeno che questo derivi dal fatto che riteniamo doveroso aggrapparsi alla possibilità di un futuro migliore. Proveremmo certo pena e compassione, come l’abbiamo provata per tutti quegli imprenditori che si sono tolti la vita a fronte della crisi. Ma ciò che fa realmente compassione è che un essere umano possa arrivare a identificare la consistenza ultima di sé nelle attività che intraprende, o che non si sia mai reso conto che in nessun istante della vita si è autonomi fino in fondo, oppure che non abbia mai fatto esperienza della dignità profonda di sé che travalica ogni circostanza avversa.

La vera compassione nei confronti del malato terminale, come dell’imprenditore fallito, come del disoccupato senza speranza, accende il desiderio di somministrargli non la dose letale di barbiturici ma la verità, così semplice e rinfrancante, espressa dalle parole di San Paolo: "Non sapete che siete tempio di Dio? E che lo spirito di Dio abita in voi?"

La trasmissione radiofonica si è conclusa con una nota di autenticità inaspettata che ha illuminato il grigiore della giornata bostoniana e della conversazione ascoltata fino a quel momento. La conduttrice ha chiesto a bruciapelo all’ospite: “Lei ci pensa mai alla sua morte?” Dopo qualche secondo di silenzio imbarazzato la risposta è stata: “È una domanda interessante… in questo momento, intellettualmente credo di sapere come sarà e a quali condizioni non vorrei più vivere. Però onestamente devo dire che non so che cosa vorrò. Non so come sarà e quando uno sperimenta queste cose in prima persona tutto può cambiare. Nelle ultime settimane di vita, quando non possono più muovere neanche un dito, ho visto pazienti gioire visibilmente per un tramonto o per quell’unico cucchiaio di brodo che riuscivano a ingerire. Per loro era meraviglioso! Non avrebbero rinunciato a quel cucchiaio di brodo per nulla al mondo”.

Per noi che siamo ancora vivi e non pensiamo per lo più alla morte è bello sapere che è possibile morire così, con la dignità di chi, al limitare della vita, si accorge che la meraviglia di un tramonto è densa di un significato che dà gioia gustare fino all’ultimo istante. E ci auguriamo che sia loro sia noi abbiamo sempre al nostro fianco, da questo istante fino all’ultimo, testimoni che ci documentino nelle parole e nelle azioni dove sta la nostra vera dignità.

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COMMENTI
07/11/2012 - P.S. (Andrea Staiti)

Tra parentesi, per una volta una buona notizia che ripristina una sorta di fede nel genere umano: il referendum sull'eutanasia tenutosi in concomitanza alle elezioni presidenziali qui nel Massachusetts è finito con un 51% di voti contrari. Niente suicidio benedetto dallo Stato nel luogo più liberal di tutti gli Stati Uniti.