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EUTANASIA/ Cosa succede se il New York Times si schiera con la Chiesa?

Pubblicazione:venerdì 9 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 9 novembre 2012, 10.23

Il cardinale Timothy Dolan, presidente della Conferenza episcopale statunitense (InfoPhoto) Il cardinale Timothy Dolan, presidente della Conferenza episcopale statunitense (InfoPhoto)

A fronte del “no” di esperti, medici, intellettuali e uomini di fede, c’è da chiedersi da chi sia composto allora quel 49 per cento che ha votato a favore, egualmente sordo alle ragioni della scienza e a quelle della fede. La mia ipotesi è che faccia capolino qui un identikit umano tutto da studiare, che potremmo battezzare temporaneamente “progressholic”. Nella nostra società incline alle dipendenze, c’è chi sviluppa un’ossessione compulsiva per l’alcol (alcoholic), chi per il lavoro (workaholic), chi per lo shopping (shopaholic) e chi per l’idea che ogni desiderio debba essere trasformato dallo Stato in diritto, indipendentemente da qualsiasi verdetto della ragione

Per il fumatore incallito, il piacevole pizzicore del fumo che scende in gola vale più di mille ragioni che lo indurrebbero a smettere. Per il progressholic il piacevole pizzicore nell’animo che si prova mettendo una crocetta a favore del movimento necessario della storia verso una società più tollerante non ha prezzo. La questione specifica, le dovute distinzioni, gli argomenti, le cautele legislative, tutto questo per il progressholic non conta. Il progressholic è, in fondo, un vitalista: sente agitarsi nell’intimo l’élan vital che scuote di dosso le secolari catene di oppressione e ingiustizia e pronuncia il suo sì. Medici, vescovi, intellettuali, capiranno. La ragione, in fondo, è fredda e calcolatrice, la compassione e la tolleranza scaldano il cuore.

Per ora il peggio è scongiurato, la legge sull’eutanasia non è passata nel Massachusetts e questo è un fatto. Il 49 per cento dei votanti a favore dovrebbe però far riflettere l’intellighenzia laica sul fatto che il tipo umano che essa ha pazientemente modellato negli ultimi decenni, in nome della pura ragione, ora non sembra più disponibile ad ascoltare la voce della ragione. Lo scenario rimane, dunque, piuttosto inquietante.

In conclusione, mi limito a tirare un sospiro di sollievo e ad augurare a tutti i progressholic una pronta guarigione.

 



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