BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

EUTANASIA/ Cosa succede se il New York Times si schiera con la Chiesa?

Il 6 novembre, insieme all’elezione presidenziale, è stato chiesto agli elettori del Massachusetts di pronunciarsi sul cosiddetto “suicidio assistito”. Il commento di ANDREA STAITI

Il cardinale Timothy Dolan, presidente della Conferenza episcopale statunitense (InfoPhoto)Il cardinale Timothy Dolan, presidente della Conferenza episcopale statunitense (InfoPhoto)

BOSTON - Lo scorso 6 novembre, congiuntamente all’elezione presidenziale, è stato chiesto agli elettori del Massachusetts di pronunciarsi sul cosiddetto “suicidio assistito”, di cui ho scritto due giorni fa. Il risultato di questo pronunciamento è passato sotto silenzio, un po’ perché oscurato dall’entusiasmo per la rielezione di Obama, un po’ perché in netta controtendenza rispetto alle inarrestabili riforme “progressiste” in materia di diritti: il 51 per cento dei votanti in Massachusetts ha votato no al suicidio assistito. 

Il risultato è particolarmente simbolico, considerando la fama del Massachusetts di stato più liberal d’America e considerando che in questa tornata elettorale sono state approvate le nozze gay (Maryland e Maine) e la legalizzazione della marijuana a scopo ricreativo (Colorado).

Si tratta senza dubbio di una vittoria importante della ragione contro l’ideologia, che pone un argine definito a qualunque iniziativa futura volta all’introduzione del suicidio assistito per vie diverse da quella referendaria.

D’altra parte, occorre tenere conto dell’altra faccia della medaglia: il 49 per cento degli elettori ha votato a favore. Questo significa, come ha detto all’indomani del risultato il promotore del referendum, che è stata una sconfitta per un soffio e che non si potrà ignorare il parere favorevole di una fetta così ampia della popolazione. Qualcosa si farà.

C’è un fatto particolarmente scioccante dietro a questo 49 per cento di voti favorevoli, che il lettore italiano stenterà probabilmente a credere. In Italia ci si aspetterebbe che in un referendum del genere la Chiesa Cattolica fosse l’unica voce contraria, in netta contrapposizione all’intellighenzia laica (giornali, associazioni mediche, intellettuali, ecc.) schierata in blocco a favore. E invece questa volta no. Erano tutti d’accordo che si dovesse votare contro, perché la legge era scritta male e apriva a scenari inquietanti e incompatibili con la deontologia della professione medica. Per una volta l’American Medical Association, la Massachusetts Medical Society e persino il New York Times (bellissimo l’editoriale del disabile Ben Mattlin che dice: “io sono di più della mia diagnosi e della mia prognosi”) erano dalla stessa parte della Chiesa cattolica! Quando addirittura il laicissimo Boston Globe, qualche giorno prima del voto, ha pubblicato un editoriale schierandosi contro il suicidio assistito, un amico mi ha scritto un’email semplicemente dicendo: Wow, I can’t believe it!

La convergenza inaspettata tra la Chiesa cattolica e istituzioni di solito ferocemente critiche nei suoi confronti è un fatto straordinario che testimonia l’oggettività della ragione quanto se ne fa un uso non dogmatico. Sia chi riflette da un punto di vista religioso, sia chi riflette da un punto di vista puramente scientifico, questa volta sembra aver visto con evidenza la stessa cosa: il suicidio è una tragica sconfitta e non un traguardo etico.