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ILVA TARANTO/ Forte: è il decreto di un governo "prigioniero" dei magistrati

Pubblicazione:sabato 1 dicembre 2012 - Ultimo aggiornamento:sabato 1 dicembre 2012, 17.26

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Ma è evidente. L'intervento blocca quello che la magistratura aveva deciso. Proprio  questo passo, di prendere una decisione diversa, spiega anche il ritardo con cui si è mosso il governo. Una parte di questo esecutivo. È ormai inutile ricordarlo, è “prigioniero” della voglia o della necessità di mantenere un rapporto quasi ossequioso verso la magistratura. Anche quando quest'ultima agisce in un modo che si potrebbe definire ideologico.

In che senso?
Anche in questo caso, nel caso dell'Ilva, si è applicata, sulla base di statistiche, che possono anche essere opinabili, la prevalenza del diritto penale rispetto al diritto privato, con delle interpretazioni sulla reiterazione del reato che non mi sembrano conformi ai principi dell'ordinamento giuridico costituzionale. Questa è, a mio avviso, una concezione ideologica.
Ma a questo punto il decreto mette la parola fine alla vicenda?

Beh, la continuazione del ciclo produttiva è assicurata con il decreto. L'ultimo atto del gip è avvenuto in assenza di una nuova legge. Quindi il magistrato deve tenerne conto.

Ma come giudicare complessivamente tutta la vicenda?

Ci sono stati troppi tentennamenti, troppi ritardi da parte del governo. E poi ci sono contraddizioni che si vedono anche in campo sindacale rispetto all'azione della magistratura. E' un fatto che si ripete, che contraddistingue la storia italiana di questi anni. La critica che si può fare non riguarda solo il presidente del Consiglio. Anche due ministri di rango, come Corrado Passera e Vittorio Grilli, dovevano dimostrate un impegno maggiore in tutta questa vicenda.


(Gianluigi Da Rold)



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COMMENTI
01/12/2012 - per puntualizzare (ANTONIO DE BONIS)

a@Lamola, Io capisco il disagio ed i problemi di salute che si stanno verificando sulla popolazione, quello che Lei giustamente dice e che io approvo, la politica dei politicanti fatta dalle passate legislature, ha ridotto la nostra Italia ad uno straccio, a terra di nessuno, a pascolo abusivo. Ora i problemi per tanti anni nascosti sotto il tappeto sono venuti a galla. Ma quello che io contesto è il modus operandi della magistratura, "tenga presente che non contesto l'azione giuridica" perché coniugare i due problemi non e di semplice risoluzione, se vi era un vuoto legislativo colmato con l'ultimo decreto, penso che non c'è bisogno alcuno di ricorsi vari da parte dei magistrati e rivendicazioni mediatiche, anzi dovrebbero ringraziare il governo per aver tolto le castagne dal fuoco. Ovvio che il problema degli abitanti non è risolto. Ma se chiudiamo gli impianti e che tipo di impianto non è un interrutto-re che spegne la luce, per un'altoforno ci vogliono mesi sia per lo spegnimento che per l'accensione, bloccare tutto hai fatto un piacere ai padroni, mentre se li fai continuare a lavorare a produrre commissariando la dirigenza dell'azienda, obbligandoli a risanare l'ambiente in toto e mettere in sicurezza tutto pena come giustamente il governo a decretato la perdita della proprietà questo si che va nella giusta direzione. Adesso chi precedentemente ha permesso che ciò accadesse è stato semplicemente per un puro tornaconto politico, ora siamo alla guerra dei poveri.

 
01/12/2012 - ilva (arcangelo lamola lamola)

Resta ancora un piccolo problema a monte, questa potrebbe essere il rovescio della medaglia delle privatizzazioni cmq, e sta nel fatto che secondo i dati del S24ore l' 1% del PIL nasce dalla produzione d'acciaio Ilva in Italia. Questo 1 % del pil e in mano quindi ad un unica società che nei suoi legittimi consigli di amministrazione può decidere dalla sera alla mattina di cessare la produzione. Questa problematica nasce pure per il caso Fiat. Se domani mattina l'Ilva decide che è troppo costoso rimettere in sesto l'impianto o che la Fiat decide di produrre biciclette invece che auto noi non possiamo fare altro che accettare passivamente le loro scelte. Diversamente sarebbe se lo stato si facesse fidejussore nei confronti dei poteri economici a cui tutte queste aziende per necessità si rivolgono e chiedendo la presenza quindi a garanzia di un loro interlocutore nel consiglio di amministrazione che gestisca gli interessi fideiussori. Insomma non si può delegare in mano a pochi imprenditori, specie come nel caso dell'Ilva non assoggettati a controllo consob o azionario, a gestire le sorti della nostra economia. Poi siamo li a piangere con decreti legge e blocchi di magistrature.

 
01/12/2012 - piccola risposta (arcangelo lamola lamola)

a @debonis , il problema Ilva è un problema serio arrivato alle ribalte della cronaca solo grazie a quello che la magistratura sta facendo. nella mia città (sono un tarantino) è esistito dalla dismissione degli impianti da parte dello stato un vacatio legis incredibile. Noi vivamo cosi da 40 anni.. da quando fu deciso politicamente di utilizzare la città per farla diventare il più grande polo siderurgico d'Italia assieme a Genova. Certo è una fonte economica per la città ma lo è anche più per l' Italia. Credo che questa città e i suoi cittadini debbano ricevere una medaglia al valore civile per essersi immolati per la patria (economica) e non nel passato ma anche adesso. Giusto per la cronaca la città dista dalle mura dell'Ilva credo un attraverso di una tangenziale e una collinetta artificiale di una decina di metri creata per l'occasione (dovrebbe servire a fermare i fumi delle ciminiere e le polveri del parco minerali). Parco minerali cresciuto a dismisura (verso la città ndr) dopo la dismissione degli impianti a caldo da Genova a Taranto e aumentato di produttivita con il raddoppio degli impianti a caldo Il quartiere era lì, per giunta un quartiere popolare credimi dove la percentuale di case Ina casa e notevole. Si il quartiere è cresciuto ma è sicuramente piu cresciuto il polo siderurgico. Se la magistratura è intervenuta è perche abbiamo permesso in una totale assenza di regole avallate da politica clero e economia acconsenziente. VORREI SCRIVERE DI PIUma fini...

 
01/12/2012 - IL PRINCIPIO DI UNO STATO (ANTONIO DE BONIS)

A mio modesto parere la polemica dei magistrati e fuori luogo. Se il Magistrato è l'esecutore interpretativo della legge e quindi la applica, il governo politico la emana, quindi se il potere politico a cui spettano le decisioni per il paese decide per optare verso un'altra soluzione, io non vedo tanto clamore. Che in seguito vi sono altri problemi da risolvere lo si insegue per via legale e non mediatica. Perché non è con il sequestro dei materiali,fabbriche e line produttive che si risolvono i problemi. Mi chiedo dov'erano i giudici da sessantanni a questa parte? Cosa hanno fatto in tutti questi anni? Non posso credere che il problema è sorto nell'ultimo momento. Bisogna chiedersi se tutte le abitazioni civili che si trovano nei paraggi sono sorto prima o dopo della nascita dell'opificio industriale, ma logica vuole che le case nel 90% si costruiscono dopo che nasce un insediamento industriale quindi verificare tante cose e poi decidere, non si possono mettere in strada ventimila lavoratori non avendo alternative per la loro sopravvivenza, perché non sono le ventimila ma è una moltitudine che va in primis dal lavoratore ma si estende alle famiglie figli scuola divertimenti e vita sociale che un nucleo famigliare si crea. Signori Magistrati pensateci bene prima di fare un gesto del genere seppur giusto per alcuni cittadini.