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J'ACCUSE/ Quel Gesù Bambino morto a Carrara non può guarire il nostro cuore ferito

Pubblicazione:lunedì 10 dicembre 2012

Un presepe tradizionale (InfoPhoto) Un presepe tradizionale (InfoPhoto)

E’ la solita storia degli ori di San Pietro, delle splendide cattedrali costruite per volontà e col sudore di tanti uomini comuni, artigiani, scalpellini, da donazioni di tanti uomini e donne della strada, che volevano un posto nel regno del cielo, di cui la loro chiesa era segno.

Ogni costruiamo chiese molto sobrie e molto simili a garage. Con il risultato, strategicamente calcolato, temo, che si riducono ad architetture tristi e vuote, dove non ci si sente accolti e invitati a pregare. Volete un Cristo morto? C’è. Nelle Sacre rappresentazioni della Settimana Santa la tradizione cristiana si è sbizzarrita a mostrare il suo volto più insanguinato e toccante, non ha mai nascosto le sue ferite, le sue piaghe. Chi ha sfilato davanti alla Sindone lo sa. I cristiani non hanno paura del Cristo morto. E’ storia, che l’hanno crocifisso, e sepolto. Sanno che alzerà il piede per uscire dal sepolcro, gettando le bende, e ribaltando la natura e il corso naturale del male. Ma siamo a Natale. A Natale c’è una nascita, non una morte. A Carrara hanno messo in scena un falso.

A Natale, che lo si voglia o no, si celebra una Nascita. Si dà compimento a un’attesa. Si celebra un evento che ha cambiato il mondo, avvenuto nel nascondimento, nell’umiltà. E’ per tutti, non solo per i ricchi coi pacchi dono dello shopping festivo. Per tutti, anche per chi non crede che la sua vita possa avere un senso, che il male possa essere cancellato. Perché quel bambino è troppo, troppo un segno di grazia e bellezza e consolazione. Anche lasciando scorrere i sentimenti dal cuore, anche lasciandosi intenerire dalla sua inermità. Quella donna ucraina non morta, ma uccisa dalla nostra incapacità politica, dalla nostra indifferenza sociale, avrebbe trovato calore e forse un sorriso davanti a un Presepe. 

Avrebbe visto in quel Bambino il suo bambino, e cercato, nel calore di quel segno, nella luce di quel momento, una mano amica. Davanti all’allestimento di Carrara non c’è posto che per la paura, la disperazione, il cinismo di chi, comunque, si gira dall’altra parte stringendosi nelle pellicce, per ordinare lo champagne del brindisi di mezzanotte.



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