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BERLUSCONI/ Pecorella: la ridiscesa in campo? Quanto pesano i guai giudiziari...

GAETANO PECORELLA spiega in che termini Berlusconi abbia deciso di ricandidarsi per la sesta volta anche per poter incidere sulle vicende che lo riguardano da vicino

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La certezza che ha sempre agitato i suoi detrattori inizia a insinuarsi come sospetto anche tra chi suo detrattore non è mai stato: e se Berlusconi avesse deciso di scendere in campo per la sesta volta, rimangiarsi la parola data sul passo indietro e mandare all’aria tutto solo per mettersi al riparo dai suoi problemi giudiziari? Del resto, la sentenza sul caso Ruby incombe, mentre nell’ambito del processo Mediaset potrebbe arrivare persino una condanna definitiva. Secondo le norme contenute nel cosiddetto decreto "liste pulite", quindi, gli sarebbero precluse le porte del Parlamento e di qualsiasi altro ruolo pubblico di alto livello; non potrebbe neppure essere chiamato a fare il ministro o il sottosegretario. Gaetano Pecorella, onorevole ex pidiellino, ora iscritto al gruppo misto ed ex legale di Silvio Berlusconi ci spiega come stanno le cose.

Quanto contano i processi nelle decisione di candidarsi nuovamente?

Berlusconi è stato presidente del Consiglio dal ’94, e da allora, è stato indagato o processato di continuo. Non credo, quindi, che decida di tornare in campo (e, presumibilmente, allo stato attuale del consenso, non per fare il presidente del Consiglio) esclusivamente in funzione dei processi che ha in corso. E’ pur vero, tuttavia, che entrerebbe in Parlamento e, anche se in una posizione di minoranza, disporrebbe di un gruppo nutrito di deputati e senatori.

Per fare cosa?

Potrebbe condizionare l’approvazione di determinate leggi. Anche e soprattutto sul fronte giudiziario.

Quindi, da cosa è motivata la sua scelta?

Le ragioni sono sicuramente più di una. Dalla questione televisiva alla volontà di non essere messo da parte. E’ presumibile che, tra tutte, vi sia anche la volontà di incidere su materie che lo riguardano particolarmente, come la giustizia.

Quando pesa, invece, il decreto sull’incandidabilità?

Si tratta di un decreto legislativo. Il Parlamento, quindi, non ha più alcuna voce in capitolo. Salvo le commissioni che esprimono un parere non vincolante per il governo. Tuttavia, la caduta del governo, se le procedure necessarie perché la norma sia valida non vengono realizzate in tempo, determina anche la caduta della legge che fissava i paletti e i criteri di quel decreto.

Questo cosa comporterebbe?