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Cronaca

IL CASO/ 2. Toccherà anche a noi portare un cinghiale al pronto soccorso?

Dal 27 dicembre entra in vigore il decreto attuativo del ministero dei Trasporti: chi investe un cane o un gatto in strada è obbligato a fermarsi per prestargli soccorso. MONICA MONDO 

Foto: InfoPhotoFoto: InfoPhoto

Finalmente qualche decreto attuativo di questo governo comincia a diventare norma, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti stabilisce dal 27 dicembre una modifica importante del codice della strada, equiparando un animale ferito a una persona, con tanto di sirene e lampeggianti per le ambulanze veterinarie che recuperino la bestiola asfaltata dalla sbadataggine o dall’eccesso di velocità. Felici la Lav e l’Enpa, felici anche noi, che a Natale possiamo sentirci un po’ più buoni, felici i politici, che qualcosa anche a fine legislatura possono dimostrare di aver fatto. Sulla sostanza, niente da dire: sussiste l’obbligo ovvio di fermarsi, pena il reato di mancato soccorso, per aver investito un essere umano, ma sussiste il medesimo obbligo per essere andati a sbattere contro un lampione, per assumersi le dovute responsabilità, ci mancherebbe che dobbiamo preferire gli arredi urbani a un cane o a un gatto. Da soccorrere senz’altro, e lo direbbe il buon senso, senza bisogno di norme. Da salvare facendo il possibile, dopo aver chiamato i servizi sanitari addetti. Che poi sia consentito anche ai privati cittadini passare col rosso, suonare il clacson per correre al pronto soccorso veterinario, forse è un’esagerazione. Bisognerebbe trovarcisi, col bimbo in macchina che singhiozza perché ha raccolto un esserino esanime ai bordi della strada. Chi non farebbe gimcane oltre ogni limite per salvargli la vita? Personalmente, ho attraversato mondi per far fare un’iniezione di antibiotico a un criceto. Mi pare però, ad onta di sembrare al solito cinici e insensibili, che questa equiparazione passo dopo passo dell’uomo agli animali sia di fatto un abbassamento della considerazione dell’uomo, una sua riduzione ad essere vivente qualsiasi, senza sottilizzare sulle differenze. Quante volte l’abbiamo detto sospirando, alla vista di impellicciate signore con impellicciati cagnolini, snaturati e viziati, coccolati con prelibatezze e mattane, quanto sarebbe stato più utile vederle impegnate ad aiutare un bambino povero, un barbone senza casa. Quante volte l’abbiamo pensato, che gli animali sopperiscono alla nostra solitudine, ma anche alla nostra incapacità a guardare gli uomini e il loro bisogno, fino ad essere idolatrati, fono a non essere più animali, a scapito della loro stessa libertà e istinto. Ma che le guardie zoofile abbiano lo stesso carattere di carabinieri e polizia, non è troppo? 


COMMENTI
18/12/2012 - Siamo seri (GIOVANNI PIERONI)

Basta un pò di buon senso oltre alla normale intelligenza per capire che uomini e animali non possono essere posti sullo stesso piano

 
17/12/2012 - Non siamo animali ma bestie (Vittorio Cionini)

Non vedo perché l'uomo non debbe essere considerato un animale qualsiasi. L'evoluzione sta a dimostrare che siamo qui per caso, per una bizzarra e casuale combinazione di eventi ci ritroviamo nella testa una mente che ci fa presumere di essere superiori agli altri esseri viventi e poter disporre come ci pare dei loro destini. Quando mangiamo una fetta di prosciutto faremmo bene a riflettere su quanto siamo stati fortunati che la nostra "intelligenza" non si sia sviluppata nel cervello dei maiali. Nel giorno in cui siamo tutti attoniti perché uno di noi ha fatto una stupida strage di bambini in una scuola c'é da chiedersi in cosa consista la nostra presunta superiorità. Ben venga una inutile legge che imponga per gli altri animali il rispetto che non abbiamo neppure verso noi stessi. Vittorio Cionini