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IL CASO/ L'esperto: l'islam sfida le nuove intese dello Stato con induisti e buddisti

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Certo. Negli anni 90 il disegno era quello di cambiare la legge sui culti ammessi e poi di approvare quella sulla libertà religiosa. La seconda è andata avanti, mentre la prima è stata bloccata per l'esplosione dell'islam, poi per la vicenda delle Torri Gemelle e la conseguente paura del fondamentalismo islamico.

 

Le intese sono, dunque, sufficienti?

 

Sono piuttosto ripetitive e fatte con lo stampino. Se ci fosse stata una legge sui culti ammessi, invece, sarebbe stato possibile entrare nel merito delle specificità delle singole confessioni religiose. Ora, invece, le intese hanno linee troppo generiche.

 

Come si attesta l'Italia nel panorama europeo in quanto a libertà religiose e protezioni giuridiche per le varie confessioni?

 

In Italia, dopo la firma delle cinque intese con le altre confessioni, sebbene siano rimaste cinque anni nel limbo fra la firma e la trasformazione in legge, la bilateralità è garantita in pieno. Negli altri paesi europei c'è meno libertà religiosa. Ad esempio, in Spagna ci sono tre intese, il concordato e due che possono essere considerate imposizioni del Governo piuttosto che accordi veri e propri.

 

Non ci sono punti deboli?

 

Innanzitutto, manca una legge sulla libertà religiosa. E' stato presentato un progetto di legge durante il governo Prodi nel 1997 e poi durante l'esecutivo Berlusconi quando il disegno di legge era approdato in aula ma, dopo due giorni, era stato rimandato in Commissione per essere corretto. E poi sullo sfondo c'è il problema dell'islam.

 

Come si inserisce questa “vecchia” legge con le richieste di costruzioni delle moschee? Ad esempio, quella di Milano viene rimandata da molti anni.

 

Il diritto ad avere edifici di culto è parte del diritto di libertà religiosa e come tale è garantito dalla Costituzione.

 

E', quindi, un problema politico?

 

Ribalto la questione. Il problema delle moschee non è legato alla libertà religiosa ma a ciò che si predica. Se vengono controllati i luoghi legati all'islam, occorrerà fare la stessa cosa con tutti gli altri e, a quel punto, si aprirebbero problemi legati a interferenze fra Stato e autonomia delle singole confessioni: quindi, la negazione stessa del diritto di libertà religiosa. La legge sui culti ammessi, comunque, non si occupava di questo.

 

Come giudica i rapporti fra Stato e Chiesa?

 

La bilateralità e la disciplina “concordataria” sono modelli che garantiscono libertà di culto. Rispettano la pluralità e l'autonomia delle confessioni religiose.



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