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IL CASO/ Dagli Usa all'Afghanistan, la morte di quei bambini non è l'ultima parola

Pubblicazione:martedì 18 dicembre 2012

Veglia di preghiera a Newtown, Stati Uniti (InfoPhoto) Veglia di preghiera a Newtown, Stati Uniti (InfoPhoto)

Non è casuale che esplodano e uccidano.  Poi, quanto al fato o al caso,  tocca ammetterlo, ci cascano anche i più intelligenti, i più saldi nella fede. Sotto sotto lo pensiamo tutti, che va a fortuna, e che certe morti non hanno un senso. Che certe vite non hanno un senso. Come possiamo, noi, poveretti. Come può lo strazio di una madre assennatamente, ragionevolmente, dirsi che sarà per un bene, che  un giorno capiremo, e sarà tutto chiaro. Chi ci riesce, a parlare così, a creder così. Possiamo solo fidarci.

Di quel Bambino che ogni giorno rinasce nella storia per redimere il male e  dare la salvezza eterna. Che ha amato e voluto e conosce ogni persona, ogni zazzera bionda o lucida chioma corvina, ogni accento e sospiro  di ciascuno e di tutti. Che non ci ha donati al male e alla morte, ma  conosce ogni capello del nostro capo. E’ Natale, e i pastori esultarono. Il giorno dopo il mondo gridò e pianse, per quella strage di Innocenti che intrise ancora una volta di lacrime Sion. Quel Bambino nacque tra il pianto. E eternamente piange per noi, e promette ai nostri piccoli martiri il paradiso.



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