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CASO SALLUSTI/ Un errore a senso unico che toglie la libertà ai nostri figli

Pubblicazione:domenica 2 dicembre 2012

Alessandro Sallusti (InfoPhoto) Alessandro Sallusti (InfoPhoto)

Non ho consuetudine particolare con Alessandro Sallusti. Ma ieri sera dopo la sua conferenza stampa al Giornale, in attesa che solerti funzionari gli notificassero l’arresto, gli ho mandato un sms insieme a mio figlio, diciassettenne, che fremeva. “Grande, direttore, grazie”.  Perché nelle sue parole c’era una dignità, una statura umana. Un coraggio, una sprezzatura, nella coscienza di una realtà tragica, che solo la voce tremante, a tratti, tradiva. Non voglio farla lunga: non è tempo di eroi, purtroppo, né Sallusti vuol essere considerato tale. Ma triste il tempo in cui anche una testimonianza di libertà e temeraria audacia viene trascurata, oscurata, annacquata da un sarcasmo cinico e feroce. Le pungolature su casa Santanchè, prigione dorata, privilegio di casta, perché la perdita della libertà, per un giornalista, non è pena sufficiente. Forse perché non ci sono più giornalisti, ma pennivendoli buoni per oliare di petrolio maleodorante le pagine su cui scrivono, perché riescano meno ruvide alle varie consorterie che tengono ben stretto il potere. Chissà che avrebbe detto e scritto e fatto Montanelli, in queste ore. Tocca riandare a lui, per recuperare l’immagine di una professione che ha nella libertà di pensiero e parola la sua vocazione.

Si dice che Sallusti ha sbagliato, a non rettificare, a non chiedere scusa, a non pagare ancor più lautamente l’accusatore (un giudice, lo ricordiamo). Può darsi, ma non è questo il punto. Si dice che l’autore del pezzo incriminato avrebbe dovuto palesarsi prima: come se un direttore non dovesse difendere un collaboratore, quand’anche in incognito. Come se non sapessero tutti, avvocati e giudici, chi si celava sotto lo pseudonimo Dreyfus, che peraltro si era confessato tale addirittura in un libro. C’è stato un altro articolo, sul quotidiano che allora dirigeva Sallusti. Due indizi fanno una prova, e si è parlato di campagna, peccato che l’articolo numero due fosse firmato da un noto avvocato, che però non è stato mai denunciato, mai. Ma non è questo il punto. Qualche pasticcio i suoi avvocati difensori devono pur averlo fatto, perlomeno di omissione o superficialità, se dopo quattro anni non si è riusciti a venire a capo della faccenda. Ma non è questo il punto. O forse in parte sì: il sospetto è che non si volesse affatto venirne a capo.

Che si sia orchestrata una campagna a bella posta contro un direttore scomodo e cattivo: curioso, chiedete qua e là ai redattori che hanno lavorato con lui. Raramente parlano meglio di un capo, con stima, con riconoscenza per essere stati sempre considerati, valorizzati, spronati. Curioso, riferirsi alla casta per un giornalista il cui curriculum ha deviazioni anomale, uno che ha mollato un posto da caporedattore centrale al Messaggero per adattarsi a fare il redattore semplice al Corriere, pur di sentire l’odore leggendario del piombo di via Solferino. 


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COMMENTI
02/12/2012 - Qual è il punto signora Mondo? (Franco Labella)

E' preoccupante che una giornalista scriva come fa la signora Mondo che il punto non è che Sallusti non si è scusato e che il caso è particolare perché il diffamato è un giudice. Scusarsi significava essere consapevole del reato per cui Sallusti è stato condannato secondo la legislazione vigente. Come Guareschi e Jannuzzi anni fa. Non ci piace questa legislazione? Cambiamola. Ma non creiamo il martire Sallusti. E vorrei ricordare alla signora Mondo che un reato non lo si qualifica in relazione alla parte offesa (il giudice) ma in relazione ad un comportamento del reo. Sallusti non vuole privilegi di casta? Fa benissimo ad andare a S. Vittore ma non ci chieda l'aureola per questo. Dopo di che l'omesso controllo va depenalizzato? Mondo scriva un articolo su quanto è stato tentato e per fortuna sventato in Parlamento ma lasci perdere le campagne orchestrate e tutto il resto. Anche perchè Sallustri ha sufficiente esperienza in materia, basta chiedere a Boffo.

 
02/12/2012 - Due no, ma... (Giuseppe Crippa)

La signora Mondo ci chiede di dire se Sallusti è un delinquente pericoloso e se la nostra giustizia è giusta. No, Sallusti non è pericoloso, ma “delinquente” (cioè persona che ha commesso un reato)sì. E no, la nostra giustizia non è giusta, ma lo sarebbe ancor meno se alcuni venissero puniti con una punizione “à la carte” (cioè erogata come la desiderano) ed altri no.