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CASO UNIPOL/ Il pm chiede un anno per Silvio Berlusconi

Nell’ambito del caso Unipol, è stato chiesto, da parte dell’accusa, una condanna ad una anno di reclusione per Silvio Berlusconi, accusato di concorso in rivelazione di segreto d'ufficio

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Nell’ambito del caso Unipol, è stato chiesto, da parte dell’accusa, una condanna ad una anno di reclusione per Silvio Berlusconi. L’ex premier è accusato di concorso in rivelazione di segreto d'ufficio in merito alla pubblicazione della famosa telefonata in cui Fassino diceva a Consorte: «Allora abbiamo una banca». Maurizio Romanelli, il Pm, nel corso della requisitoria si è detto convinto del fatto che nel processo sia emerso come anche Silvio Berlusconi, oltre al fratello Paolo, sia responsabile del reato addebitatogli. Per quest’ultimo, sono stati chiesti tre anni e tre mesi per i reati di ricettazione e rivelazione di segreto d'ufficio; è stata chiesta, invece, l'assoluzione dall'accusa di millantato credito. Il pm ci ha tenuto a sottolineare come la vicenda sia, oltre che estremamente particolare, di assoluta gravità. Ricordando come la Procura, inizialmente, avesse chiesto l’archiviazione del reato, si è detto convinto che l’imputazione coatta richiesta dal gip sia stato un atto decisamente ragionevole. Romanelli ha, poi, spiegato che Berlusconi, benché fosse presidente del Consiglio, decise, per tre anni, di non sporgere denuncia contro l'imprenditore Fabrizio Favata (che avrebbe avuto la disponibilità della registrazione) che, per questo episodio, lo avrebbe ricattato. Romanelli, inoltre, ha precisato che non è vero che il computer di Roberto Raffaelli (allora ad di una società che forniva a diverse procure italiane le apparecchiature per le intercettazioni telefoniche e che fornì materialmente il file) quella fatidica sera non funzionò e che Berlusconi era talmente disinteressato della vicenda che si addormentò. Anzi. «Paolo Berlusconi fu il regista dell’intera operazione» mentre il nastro illegale venne consegnato affinché il suo contenuto fosse pubblicato su Il Giornale il 27 dicembre 2005 «solo dopo che l’ebbe sentito il fratello Silvio nella villa di Arcore». L’ex premier ne avrebbe tratto un enorme vantaggio politico, a discapito di Piero Fassino, allora parlamentare e leader dell’opposizione. Nell’udienza preliminare, Berlusconi aveva risposto alla domande che gli erano state poste ma, secondo Romanelli, era stato tutt’altro che convincente.