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PAPA & FT/ Benedetto insegna alla finanza chi è Cesare e chi è Dio

Pubblicazione:venerdì 21 dicembre 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 21 dicembre 2012, 9.14

Benedetto XVI (InfoPhoto) Benedetto XVI (InfoPhoto)

Non perché dobbiamo divinizzare la politica, ma perché dobbiamo umanizzarla. Umanizzare la politica significa avere un occhio verso il povero, che non solo rappresenta Dio per il cristiano, ma è il grido della società nei confronti del potere, politico ed economico. “I cristiani combattono la povertà perché riconoscono la dignità suprema di ogni essere umano, creato a immagine di Dio e destinato alla vita eterna”, dice il Papa. Ciò è vero per il cristiano, ma anche per il non cristiano. La persona deve essere riposta al centro di tutto, dell’economia e del potere, perché se così non si fa non solo si trasgrediscono quelli che per noi cristiani sono i comandamenti di Dio, che si basano sull’amore e di conseguenza sull’equità, la sussidiarietà e la solidarietà, ma soprattutto si crea inimicizia.

E’ quest’ultimo il veicolo su cui transita il potere economico, e il dio Mammona invaderà di nuovo tutto. La crisi è il risultato di uno strapotere del tornaconto e del diavolo, che è riuscito a ubriacare le menti al punto tale che il tornaconto è diventato l’unico dio. E’ per questo che il Papa, rifacendosi anche all’enciclica Deus Caritas Est, pone al centro di tutto il discorso l’uomo, la persone e il povero. Il motivo è che la povertà è il momento dominante di tutta la scena economica, e non soltanto l’immagine di Gesù Cristo, ma il simbolo di una società che ha perso ogni riferimento alla prospettiva della solidarietà.



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