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DIARIO EMILIA/ Così il "terremoto" del Natale spazza via le macerie dal cuore

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Dopo il terremoto in Emilia (InfoPhoto)  Dopo il terremoto in Emilia (InfoPhoto)

Oggi ringrazio quel “fiume in piena” che mi ha aperto gli occhi. Ringrazio le insegnanti di Modena e Mirandola, Cristina Rossi e Valentina Bedin che sono venute da noi a cercare i loro alunni nella tendopoli: i ragazzi sono rimasti senza parole quando, smarriti per giorni, hanno visto le loro professoresse che “si erano calate” per loro e si sono accessi improvvisamente. Le tende hanno cominciato a vivere, grazie a lezioni improvvisate e sono nati persino laboratori estivi che hanno dato risposta, non alle pretese, ma ai desideri di ognuno: c'è chi ha imparato meglio l'inglese, la matematica o chi a suonare il violino o la chitarra. Lo studio è diventata una magnifica occasione per stare insieme: i ragazzi era attenti, ricettivi. E ci siamo ritrovati a ridere con Valentina che ricordava quando spesso richiamava l'attenzione dei suoi alunni dicendo “Non ne posso più, se questa scuola crollasse!”. La scuola è collassata davvero, ma adesso i suoi ragazzi erano vigili e attenti come non mai e avrebbero voluto tanto riaverla.

Ringrazio le tante persone del mio paese con cui ho stretto un legame più reale e più vivo, con cui escono i bisogni di tutti e l'amore circola in forma di vicinanza e aiuto. Ricordo alcuni conoscenti atei che hanno accettato di essere aiutati da una coppia di nostri amici, Riccardo e Anna, che si sono offerti di prestar loro una roulotte. Quando hanno visto Anna, malata di sclerosi multipla, libera e serena, arrivare da loro offrendo ciò che aveva a persone che nemmeno conosceva, si sono aperti al mondo. Prima erano chiusi in se stessi, nella loro casa e dietro le inferriate del loro giardino: quando tutto è crollato erano disperati. Quel gesto li ha fatti fiorire umanamente. Ora Anna non sta bene e abbiamo rimandato a tempi migliori quella cena che dovevamo fare a casa loro con tutti i nostri amici. Natale lo dedico ad Anna e a quel “fiume in piena” che ha invaso la “Bassa” dopo il terremoto. 

(Alberto Malagoli) 



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