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DIARIO EMILIA/ Così il "terremoto" del Natale spazza via le macerie dal cuore

"Quest'anno sento talmente vicino il Natale da averlo davanti e sentirlo come un caldo abbraccio. L'abbraccio di Gesù", dice ALBERTO MALAGOLI, imprenditore colpito dal terremoto

Dopo il terremoto in Emilia (InfoPhoto) Dopo il terremoto in Emilia (InfoPhoto)

Il punto di partenza non è accettare la realtà. Accettare che una buona parte del mio capannone di Massa Finalese è andato distrutto nel terremoto che si è mangiato la mia terra, la “Bassa”, come la chiamavano Don Camillo e Peppone. Tutto ciò è riduttivo. Credo che occorra andare più a fondo. Normalmente io, e penso quasi tutte le persone, tendiamo a vivere con la pretesa che la vita sia il tracciato preciso e netto di ciò che abbiamo in mente, che abbiamo progettato: insomma, che abbiamo sognato. Partendo dal lavoro e arrivando sino a mia moglie e ai miei figli. Tutto, ma proprio tutto, deve essere come lo vogliamo e se sgarriamo di un'unghia, il nostro mondo cade in pezzi.

Invece, ripensando a tutto il percorso che ho compiuto, dal giorno della prima scossa sino ad oggi che è Natale, mi guardo indietro e vedo un grande fiume in piena. Un'onda benefica, partita con una telefonata della Cdo, che si è propagata intorno a me. Da allora ho cominciato a vedere le cose in modo diverso, insieme agli altri e per gli altri. E pensando al Natale che, spesso viene percepito come un fatto importante ma lontano, posso dire con orgoglio che quest'anno lo sento talmente vicino da averlo davanti e sentire un caldo abbraccio. L'abbraccio di Gesù. Perché allora limitarsi ad accettare la realtà, se posso vivere ciò che mi è accaduto come un occasione di crescita personale nella braccia di Gesù? Perché chiudersi in se stessi e vivere nel lamento se, intorno a me e alla mia famiglia, ci sono persone che mi hanno amato e mostrato il lato più vero e positivo della vita?

Posso dire di aver sentito una “presenza”: Gesù c'è e passa attraverso le persone che mi circondano. E posso assicurare che è la cosa più bella che esista. La mia vita ha acquistato tutto un altro valore quando la mia mano vuota, svuotata dalla mia pretesa, si è trasformata in desiderio. Quando la mia posizione si è trasformata in domanda, in desiderio. Ora sì che posso vedere con una chiarezza trasparente le cose che accadono e posso dar loro il giusto peso.

Dopo l'abbraccio che ho ricevuto non sono più solo un padre, un marito o un imprenditore ma, grazie a ciò che mi è rimasto dentro, sono un uomo cambiato. Quel “qualcosa” ha dato una modalità diversa alla mia realtà quotidiana. E' una posizione solida che chiede il cambiamento del mio vecchio Io, del mio Io che pretendeva. Ora “vivo” di più e che godo anche delle gesti più piccoli.