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LA STORIA/ Alberto e Francesca, e la grazia di quei 6 figli "affidati"

Pubblicazione:mercoledì 26 dicembre 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 26 dicembre 2012, 12.50

La casa affido Pim Pam La casa affido Pim Pam

La grande scoperta che abbiamo fatto da quando abbiamo aperto questa casa è che si può essere genitori anche senza generare figli fisicamente. Normalmente si pensa che il fatto di non poter avere figli sia la fine di tutto. Invece se uno guarda la realtà, come abbiamo imparato anche grazie all'esperienza di fede che facciamo, si capisce che si può essere genitori sempre. Questi bambini li sento miei figli senza dimenticare che sono nati da un'altra pancia e non da quella di mia moglie e rispettando quello che i genitori naturali riescono o a fare per i loro bambini.

 

C'è dunque un rapporto anche con i genitori naturali?

 

Abbiamo un rapporto ottimo con le famiglie originarie, questa è un'altra cosa bella. Questo ci ha permesso di capire che in sostanza il genitore è colui che accompagna per un pezzo di strada i figli, fino a quando non se ne vanno di casa. E' quello che fanno anche i genitori naturali e noi facciamo lo stesso, magari per un tempo minore, ma quel tempo lì rimane per sempre. Uno è genitore non perché genera, ma perché accompagna, è quanto stiamo scoprendo tutti i giorni. Quel pezzo di strada fatto insieme non ce lo toglie nessuno.

 

Una esperienza come la vostra è una provocazione in una società dove la famiglia è ormai un mondo chiuso in se stesso o dove le coppie che non riescono ad avere figli si attaccano a ogni scoperta scientifica pur di averne. Sei d'accordo?

 

Noi non abbiamo mai pensato alla fecondazione artificiale, era una cosa che non ci corrispondeva umanamente. Inizialmente ci eravamo rivolti verso l'adozione perché avevamo un po' paura dell'affido. Invece guardando l'esperienza di altre famiglie che facevano affido abbiamo scoperto che è una cosa bella e praticabile anche per noi. Ci siamo mossi senza cercare per così dire accanimenti terapeutici e adesso siamo molto sereni. Chiaramente il dolore c'è, quello di non poter avere figli nostri, ma siamo contenti. Evidentemente la nostra strada era questa.

 

Non deve essere facile però crescere tanti bambini tutti insieme.

 

La cosa che rende possibile il tutto è essere sostenuti da tante persone. La nostra casa non è la nostra ma di tutti quelli che vengono e ci danno una mano e sono tantissimi. Essendo noi una coppia giovane abbiamo amici giovani, dagli universitarie a coppie della nostra età.  Il sabato a pranzo a volte ci sono da noi anche 25 persone e i bambini aspettano con grande gioia questo momento. Vengono, mangiamo insieme, giocano con i bambini. E' una rete di persone che ci sostiene dal tagliare il prato a cucinare o quando uno di noi due si ammala vengono anche durante la settimana. E per i bambini queste persone sono tutte figure importanti. 


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