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NATALE 2012/ "Hesychìa", la "quiete" per accogliere il grande dono della vita

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Letteralmente hesychìa richiama lo stare seduti e fermi; ma è soprattutto un atteggiamento, è un habitare secum, uno stare con se stessi, perché ci si conosce e ci si ama; non si è schiavi di un’apparenza o di un ruolo ma ci si presenta come si è veramente. L’hesychìa ci fa sperimentare che il silenzio non è mutismo, ma la condizione per dare il giusto valore alle parole, così come in uno spartito musicale le pause permettono il riecheggiare delle note. L’hesychìa significa creare un vuoto affinché possiamo accogliere in noi il dono grande dell’altra persona e il dono grande della vita. Essa ci permette di vivere come persone che non hanno il fiato corto, ma sanno ricevere e donare vita in modo fluido e sciolto”. Tutto questo c'è anche, se lo si cerca, dentro a un bicchiere di vino, come quello immenso di Gianfranco Soldera, un Brunello di Montalcino che ho assaggiato in questi giorni dove sembra che qualcosa, per un attimo, si sia fermato. E ho scoperto che il vino “ascoltato” è un hesychìa da ultimo dell'anno, quasi come un Te Deum.

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