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CASO SALLUSTI/ Sansonetti: da ieri la stampa è sotto il controllo dei Pm

PIERO SANSONETTI si chieda come sia possibile che l’Fnsi non abbia deciso di scioperare quando si è manifestato unitariamente per questioni decisamente meno importanti  

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Sallusti sapeva bene a cosa andava incontro. Aveva deciso di evadere gli arresti domiciliari, uscire di casa e, come nulla fosse, recarsi al lavoro. Come tutte le mattine. Aveva chiesto soltanto di non violare Il Giornale. «Vengo direttamente io a San Vittore». Quasi fosse un delinquente comune, invece, gli uomini della Digos sono andati a prelevarlo nel suo ufficio. La vicenda si è conclusa nella maniera più amara possibile. Abbiamo chiesto  al direttore de Gli altri, Piero Sansonetti, come valuta l’accaduto. 

Che idea si è fatto del caso Sallusti?

Trovo, anzitutto, gravissimo il fatto che l’Fnsi non sia intervenuta. Il sindacato dei giornalisti, evidentemente, preferisce difendere i giudici. È chiaro che della libertà di stampa non gliene può importare di meno.

Tuttavia, la sua solidarietà a Sallusti l’ha espressa. Cos’altro avrebbe dovuto fare?

Quello che ha fatto in circostanze molto meno gravi: ha scioperato perché il Parlamento si stava permettendo di varare una legge che limitasse il ricorso alle intercettazioni, o per i contratti Rai. Ha scioperato, cioè, per delle sciocchezze assolute, ma non ha ritenuto di farlo per l’arresto di un direttore di un quotidiano, cosa mai avvenuta nella storia della Repubblica.

Sallusti, mentre veniva arrestato, ha detto che gli agenti, entrando al Giornale, sono entrati, di fatto,  in tutta la stampa italiana.

Beh, sicuramente, si tratta di uno sfregio alla libertà in generale. Di sicuro si è trattato di un atto simbolico di enorme portata. La magistratura ha sancito così il proprio predominio, e che la libertà di stampa deve esserle subalterna. L’episodio rappresenta una precedente che difficilmente si potrà modificare.

Bisognerà aver paura di quello che si scrive?

Di sicuro, staremo più attenti. Se nelle varie classifiche sulla libertà di stampa l’Italia figura sempre tra il 70esimo e l’80esimo posto, con questo episodio sarà sbalzata all’ultimo.

Secondo lei si è trattato di una vendetta?

Sicuramente. E’ stato identificato come il giornalista berlusconiano per eccellenza. Nemico, di conseguenza, della magistratura. Ma non solo: è stato un avvertimento dei giudici a tutti i giornalisti. Come dire: «ora che Berlusconi non c’è più, non pensate di fare come vi pare».

Pare che anche il centrodestra lo abbia abbandonato.