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BERNARDO PROVENZANO/ Il boss mafioso è caduto in cella, ricoverato d'urgenza

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Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Il boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano, nato a Corleone 79 anni fa, è stato ricoverato d’urgenza la notte scorsa a causa di una caduta avvenuta all’interno della sua cella. Lo si è appreso a margine dell'udienza preliminare del processo per la trattativa Stato-mafia, in corso a Palermo. Il Boss, soprannominato “u tratturi” (il trattore) per la violenza con cui si scagliava contro i suoi nemici, è detenuto nel carcere di Parma in regime di 41 bis e già il mese scorso, a seguito di un malore, era stato ricoverato per poi fare ritorno poco dopo nell’istituto penitenziario. Secondo quanto si apprende, il nuovo ricovero è stato causato da una caduta, avvenuta nella sua cella, che avrebbe comportato per il capomafia una prognosi di 15 giorni, lasso di tempo in cui Provenzano verrà trattenuto "in osservazione". Due periti, nominati dal Gup Piergiorgio Morosini, avranno il compito di verificare le condizioni di salute del boss: si tratta dello psichiatra Renato Ariatti e del neurologo Andrea Stracciari dell'ospedale Sant'Orsola di Bologna. Intanto i legali di Provenzano, Rosalba Di Gregorio e Franco Marasà, continuano a ritenere le condizioni di salute del loro assistito incompatibili con lo stato di detenzione, rinnovando anche oggi la richiesta di concessione degli arresti ospedalieri al capomafia, da tempo malato di tumore alla prostata. Per questo motivo Provenzano era già stato sottoposto a diversi interventi chirurgici in Francia, a Marisglia, durante la sua latitanza. Nel maggio dell’anno scorso, invece, Provenzano tentò (apparentemente) di togliersi la vita, sempre nel carcere di Parma, infilando la testa in un sacchetto di plastica. A salvarlo un poliziotto penitenziario del Gom (Gruppo Operativo Mobile) durante uno dei controlli. Dopo il gesto, però, sorsero molti dubbi sulla reale volontà del boss di metter fine alla propria esistenza, tanto che Donato Capece, Segretario generale del Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, definì quello del boss solo “un maldestro tentativo di simulazione di suicidio probabilmente per evitare di essere sottoposto ad una visita psichiatrica già programmata. Non a caso, le modalità del presunto tentativo sarebbero avvenute quasi in presenza del preposto di Polizia penitenziaria addetto alla sorveglianza del detenuto, poliziotto che comunque è stato bravissimo ad intervenire nell'immediatezza per scongiurare che anche il maldestro tentativo potesse in realtà avere gravi conseguenze”. 



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