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ALPINISTI SCOMPARSI/ La guida alpina: la montagna ha sempre l'ultima parola, serve un miracolo

Il versante nord della Barre des Ecrins (Immagine d'archivio) Il versante nord della Barre des Ecrins (Immagine d'archivio)

Il versante sud del Dôme è più complesso, però a differenza del versante nord è roccioso e per questo offre più punti di riferimento. Sono riusciti in qualche modo ad arrivare da qualche parte perché, se non sbaglio, hanno fatto una telefonata verso le 16 di lunedì dicendo che stavano finendo le doppie, che sarebbero arrivati tardi ma sarebbero arrivati.

Dunque sarebbero discesi dalla difficile via di salita?

Non credo che abbiano fatto questo, dopo quella bufera e considerando la difficoltà della salita. Visto che uno dei tre conosceva già la montagna, potrebbero aver deciso di scendere dal versante sud, non nel settore della salita ma da un’altra parte, giudicata più abbordabile. Solo che trovare l’imbocco giusto dei canali, con quella visibilità ridottissima e in quelle condizioni, diventa molto, molto difficile. Poi la stanchezza accumulata nella salita, il bivacco, lo stress causato del brutto tempo e, ricordiamolo, il freddo, rendono tutto molto più complicato. Teniamo presente che a 3mila metri sono stati stimati fino a due metri e mezzo di neve farinosa, inconsistente e instabile. Muoversi diventa estenuante, difficilissimo.

Cosa pensa di quanto è accaduto?

La sfortuna in questa vicenda ha giocato non poco, ha legato le mani ai soccorsi, sarebbe bastata una schiarita in più e i tre potevano essere salvati. Esperienza, tecnica e allenamento giocano moltissimo, ma il rischio zero non esiste. E l’ultima parola spetta alla montagna, oggi come in passato. È ancora lei la padrona. È chiaro che quando succedono queste cose un errore è stato fatto, ma tutto questo fa parte di questo gioco, è la contropartita del nostro amore, della nostra passione e del nostro lavoro. Montagna vuol dire che c’è qualcosa che non si può gestire fino in fondo.

Lei è un professionista della montagna. Questa tragedia come la interroga, come guida e come uomo?

Ne parlavo fino a poco fa con alcuni colleghi. Non avevamo parole, d’altra parte non c’era e non c’è molto da dire. La cosa più difficile da accettare è che non si sia riusciti a trovarli, quegli alpinisti, e che non si sappia cosa sia realmente successo. E il non sapere con certezza assoluta se sono morti o ancora in fin di vita mi lascia addosso un’angoscia enorme, la stessa che avrei se mio figlio fosse lassù.

Esclude del tutto l’ipotesi che possano essere sopravvissuti?

Le possibilità sono pari a zero, però non mancano precedenti incredibili. Per ritrovarli in vita però servirebbe un miracolo. Questo la montagna non può impedirlo.

(Federico Ferraù)

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