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IL CASO/ Il sogno dell'Eldorado fiscale inganna i Comuni in fuga dal Veneto

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Come molte debolezze, anche queste vengono da lontano e hanno motivazioni comunque oggettive. Pongono con forza il problema dell’equità fiscale dopo una sfibrante stagione di retorica sul federalismo. E soprattutto, mettono radici in una trascuratezza del governo del Veneto nei confronti della periferia in genere e della montagna in particolare, ereditata dai vecchi partiti della prima Repubblica: come provarono a suo tempo i consensi bulgari (tra il 70 e il 75 per cento) raccolti dalla Lega in Comuni periferici e di alta quota come Roccapietore e Foza. L’inaridirsi del paniere finanziario degli ultimi anni ha fatto il resto: con il risultato di creare - passi il gioco di parole - una montagna di problemi.

E tuttavia, le soluzioni cercate sono illusorie: possono garantire un po’ di soldi in più a chi amministra; ma quest’ultimo dovrebbe poi spiegare a chi è amministrato quanto sbagliata sia l’idea che spostare un confine comporti solo benefici e nessun costo, illustrandogli in dettaglio ad esempio i vincoli ambientali, tariffari e urbanistici vigenti in Trentino-Alto Adige e in Friuli-Venezia Giulia. Senza contare l’indice di gradimento, anzi il suo contrario: mentre a est per Cinto Caomaggiore ci sono porte aperte (anche per oggettive ragioni storiche: il vero confine tra Veneto e Friuli era la Livenza), a Ovest i sudtirolesi hanno già detto un secco no a nuovi ingressi che rappresenterebbero il cavallo di Troia per minare il fondamento etnico della loro autonomia. E se di là non ti aprono la porta, che bussi a fare?

Certo non si può chiedere al singolo Comune, specie se ultraperiferico e in bolletta, di non farsi sedurre dai benefici materiali di un trasloco istituzionale. Ma si può e si deve chiedere alla politica di svolgere il suo ruolo di fondo, che è il governo delle differenze. La risposta vera non sta nel garantire ai municipi un po’ più di fondi per la manutenzione ordinaria del loro territorio, ma nell’investire in alleanze strategiche dell’intero Nordest, a partire dagli interessi reali della società e dell’economia, utilizzando ad esempio l’articolo 117 del nuovo titolo V della Costituzione per attivare patti di cooperazione rafforzata. Se mancherà questa capacità, i venti di fuga diventeranno monsoni. 

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