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Cronaca

MASSIMO CAMISASCA/ Cronaca di una festa di popolo e di tutta la Chiesa

Massimo Camisasca (InfoPhoto)Massimo Camisasca (InfoPhoto)

Il suo sì a Dio è diventato il sì di moltissimi uomini e donne che hanno scoperto e conosciuto, attraverso di lui, il loro Creatore. Un amore ben riassunto nelle parole del Cardinal Carlo Caffarra, che ha presieduto la cerimonia. Più volte l’arcivescovo di Bologna si è rivolto al vescovo di Reggio Emilia - Guastalla, chiamandolo “venerato fratello”, “caro amico”, ma anche “don Massimo”, rompendo i protocolli e adottando il modo con cui viene chiamato da chi ha confidenza. «A Roma - ha risposto Camisasca a fine messa - è nata la Fraternità San Carlo, l’opera a cui ho dedicato tante energie e che mi ha ripagato con consolazioni immense. Ricordo uno per uno i miei fratelli, preti e seminaristi. Neppure una briciola di ciò che ho vissuto con voi andrà perduta. Vi porto nel cuore per l’eternità».

Parole che vanno dritte al cuore e tra le navate si respira tanta commozione, gioia e ringraziamento. Ma Caffarra ha sottolineato anche come il ministero in terra emiliana e l’intero servizio alla Chiesa dovrà essere mosso «dalla forza insita nell’obbedienza della fede di Maria, la fede dei semplici che è quella che sconfigge la mentalità del mondo. Dio - continua il cardinale - si rivela come Padre e la storia umana è la realizzazione del progetto di Dio». Dio non costruisce per poi distruggere, ma continua sempre nell’opera di costruzione del suo Regno: è quanto ha imparato concretamente Mons. Camisasca, dovendo lasciare la cosa più cara e più grande che aveva nella sua vita: la Fraternità san Carlo. Non c’è vero amore senza sacrificio, non c’è amore senza obbedienza, ha ripetuto in più occasioni.

Calano le luci della sera, e, mentre inizia a piovere, nelle stanze del vicariato e del seminario romano esplode la festa. La festa di un popolo. Resta ancora qualche lacrima. Ma è solo di gioia, a cui partecipa anche il passante romano stupito.

 

(Francesco Montini)

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COMMENTI
08/12/2012 - Un augurio (Giuseppe Crippa)

Mi auguro che in un prossimo futuro a mons. Camisasca possa accadere di partecipare alla cerimonia di canonizzazione di un figlio della sua diocesi, Rolando Rivi, martirizzato nel 1945 a soli 14 anni. Rolando era un giovanissimo seminarista e chi meglio di lui potrebbe rappresentare la riconoscenza della Chiesa verso questo suo eroico figlio? Auguri Eccellenza per la Sua nuova missione pastorale (e grazie a Il Sussidiario per la cronaca di questa giornata).